A Napoli, l’atmosfera è carica di tensione. La caldera dei Campi Flegrei registra un calo significativo nel sollevamento del suolo, una notizia che fa alzare le antenne a cittadini e studiosi. Secondo il bollettino mensile dell’Osservatorio Vesuviano, la velocità del bradisismo si è fermata a circa 10 millimetri al mese, dopo picchi preoccupanti raggiunti alla fine del 2025.
“La situazione è in evoluzione, ma resta sotto controllo”, afferma un esperto dell’INGV. E in effetti, dopo una fase di accelerazione che aveva toccato i 30 mm mensili all’inizio del 2025, nel cuore di Pozzuoli il suolo si è sollevato di 1,62 metri dal novembre 2005, causando preoccupazione tra i residenti.
Il dato di febbraio segna un passo indietro e offre un sospiro di sollievo, ma l’unrest è ancora ben presente. Non è solo il suolo a muoversi: anche il mare nel Golfo di Pozzuoli ha visto un innalzamento di circa 33 centimetri negli ultimi due anni. Un fenomeno che fa riflettere.
L’attività sismica, poi, continua a tessere un racconto inquietante. Con 254 terremoti registrati a febbraio, i cittadini dei quartieri occidentali di Napoli hanno avvertito il tremore di una scossa magnitudo 3.5 il 28 febbraio, un richiamo a restare vigili. L’area flegrea, già nella morsa dell’instabilità, continua a essere monitorata incessantemente.
“Dobbiamo essere pronti a qualsiasi evenienza”, dichiarano le forze dell’ordine. Ma i napoletani, in fondo, sanno bene come affrontare l’incertezza, una sorta di resilienza che fa parte del loro DNA. La situazione è delicata, e mentre il sole tramonta sui Campi Flegrei, il pensiero di un futuro incerto aleggia nell’aria.
Cittadini e studiosi continueranno a osservare l’evoluzione del fenomeno, ma una domanda resta: fino a dove si spingerà la terra sotto i nostri piedi?