La vita di Benedetto “Nitto” Santapaola si spegne in un letto d’ospedale, ma la sua ombra continua a pesare su Catania. Un personaggio controverso, un boss che ha trasformato il crimine in un affare di prestigio, è deceduto a 87 anni, in regime di carcere duro presso il San Paolo di Milano. Malato da tempo, il suo cuore ha ceduto mentre scontava ergastoli per omicidi e stragi che hanno segnato una generazione.
Un testimone, vicino al reparto penitenziario, racconta: “Nonostante il suo stato, il potere di Nitto si faceva sentire. Qui non era solo un detenuto, ma un simbolo di una mafia mai domata”.
Santapaola, il “cacciatore”, era ben diverso da un mafioso tradizionale. Anni Settanta, un uomo d’affari che brindava con autorità e imprenditori, sdoganando la mafia in giacca e cravatta. Concessionarie di auto di lusso e incontri con figure istituzionali erano la facciata di una lotta feroce per il controllo degli appalti. Sotto quella maschera si celava però un legame indissolubile con la famiglia Ercolano, cementato da legami familiari e affari illeciti.
La sua ambizione imprenditoriale si macchiò di sangue. Alleato dei Corleonesi, sostenne a spada tratta le stragi degli anni Novanta, una leadership imposta con il piombo. Le faide tra clan, come quella con i Cursoti e i Cappello, segnarono Catania di oltre 220 morti in due anni: un bollettino di guerra in un territorio mai domo.
Il nome di Santapaola è legato alle pagine più oscure della Repubblica. Accusato di essere il mandante dell’omicidio del giornalista Giuseppe Fava nel 1984, il suo coinvolgimento nelle stragi del ’92 è certo. Voci di corridoio parlano di un uomo che, anche in carcere, continuava a orchestrare il suo impero criminale.
La cattura avvenne nel 1993, ma la sua vita di latitanza non sarebbe stata senza prezzo. La moglie, Carmela Minniti, pagò con la vita una vendetta silenziosa e crudele. “Volevano fargli provare il dolore che lui aveva inflitto”, commentano fonte vicine alla famiglia.
Nonostante i chochi dei legali, il regime di 41-bis ha sempre prevalso. Santapaola è rimasto un boss anche nelle fredde mura del carcere, un peso che lo Stato non ha mai sottovalutato. Con la sua morte, Catania si trova di fronte a un bivio: la mafia è davvero un capitolo chiuso o solo una pagina che continua a scriversi?
Le ferite aperte dalla figura del “cacciatore” echeggiano ancora nei vicoli della città. Cosa ci riserva il futuro? La comunità attende risposte, mentre il ricordo di Santapaola si intreccia con la lotta contro un fenomeno che sembra non avere fine.