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Scomparso a Napoli, choc confessione amico: i misteri del caso Iannitti
Un’amicizia spezzata da un pugno fatale. Victor Uratoriu, 19 anni, ha confessato: ha ucciso il suo migliore amico Vincenzo Iannitti e nascosto il corpo in un rudere a San Castrese, frazione di Sessa Aurunca, nel cuore della provincia casertana.
Domani mattina, nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, l’udienza di convalida del fermo. Trentaquattro giorni di angoscia per la famiglia di Vincenzo, svaniti lunedì sera con il ritrovamento del corpo nel cortile di un palazzo abbandonato. Il ventenne era sparito il 18 marzo. Un vuoto che ha tenuto col fiato sospeso tutta la comunità.
Davanti al pm Gionata Fiore e ai carabinieri di Sessa Aurunca, Victor ha vuotato il sacco. Un diverbio acceso, critiche allo stile di vita, un colpo violento. Poi l’occultamento. “Ha illuso la famiglia per giorni, dicendo che Vincenzo era stato visto a Roma”, accusa Alberto Verrengia, avvocato della vittima.
Ombre sul movente. Reazione impulsiva o qualcosa di più oscuro? Gli inquirenti scavano. Victor, difeso da Luigi Imperato, era incensurato. Vincenzo pure. Due ragazzi normali, dicono i fascicoli. Ma a San Castrese le voci corrono veloci lungo le stradine strette.
Don Carlo Fiorenza, parroco che li conosceva da bambini, non si trattiene: “Victor aveva perso la sua solarità, sembrava un’altra persona. Da tutti ho saputo che spacciava, era entrato nel mondo della droga”.
Amici di Vincenzo annuiscono. “Quando è sparito, abbiamo pensato subito a lui”. L’amicizia si era fatta stretta, ma opaca. Preoccupazioni covate in silenzio nei vicoli di questa frazione casertana, a un passo dal caos di Napoli.
La procura di Santa Maria Capua Vetere coordina. Testimonianze, tabulati, analisi. Cosa nasconde davvero quella confessione parziale? E il depistaggio, fu solo paura o calcolo? La comunità trattiene il fiato. Domani l’udienza. Ma le domande restano.
