Riqualificazione tra le sbarre: dieci certificazioni in cybersicurezza a Rebibbia aprono una prospettiva concreta per chi sta scontando la pena
All’interno del carcere di Rebibbia, il tempo della detenzione viene trasformato in opportunità professionali: dieci detenuti hanno conseguito certificazioni nel campo della cybersicurezza al termine di un percorso formativo di 200 ore promosso dalla Cyber Security Foundation. Un risultato che, secondo quanto riportato, rappresenta un primo passo tangibile verso il reinserimento lavorativo al termine della detenzione.
La direttrice della casa di reclusione racconta che il progetto rientra nel Progetto Carceri della Fondazione, finalizzato a sviluppare competenze tecniche spendibili sul mercato del lavoro per chi è prossimo al rilascio. Il programma di Rebibbia, rivolto agli adulti, nasce dall’accordo siglato nel 2024 tra l’Amministrazione Penitenziaria e la Camera Penale di Roma, con l’obiettivo di accompagnare i detenuti verso una nuova possibilità di vita dopo la pena, attraverso la formazione digitale. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, le dieci certificazioni sono state consegnate al termine di questo percorso.
A sostegno dell’iniziativa, la Cyber Security Foundation ha donato 15 computer all’istituto e ha messo a disposizione le proprie competenze tecniche, offrendo ai partecipanti strumenti concreti per muoversi con disinvoltura nel mondo della sicurezza informatica. Il programma non si limita a fornire nozioni teoriche: accompagna i partecipanti nell’assunzione di responsabilità professionali, orientando le scelte formative e lavorative future e avvicinandoli alle figure richieste dal settore.
“Queste dieci certificazioni rappresentano il risultato di una scelta e di un impegno: quello di persone che hanno deciso di mettersi alla prova, studiare e investire sul proprio futuro”, afferma Marco Gabriele Proietti, presidente e fondatore della Cyber Security Foundation. “Per chi si avvicina alla fine della pena, acquisire competenze professionali significa avere strumenti concreti per ricostruire l’autonomia. Vogliamo collegare formazione in carcere alle opportunità del mondo del lavoro”, prosegue. Il saluto è condiviso anche dall’amministrazione penitenziaria e dalle realtà istituzionali che hanno reso possibile questo modello di integrazione tra formazione e opportunità occupazionali.
La direttrice della casa di reclusione, Maria Donata Iannantuono, sottolinea che il progetto rappresenta una funzione rieducativa concreta: offrire competenze spendibili in un contesto ad alta domanda di professionisti della sicurezza digitale permette ai detenuti di costruire prospettive reali al termine della detenzione. Ivano Gabrielli, direttore della Polizia Postale, riconosce nel percorso Rebibbia una sperimentazione di valore, auspicando un rilancio e un’espansione simili in altri contesti penitenziari per adulti, in linea con i principi costituzionali che vedono nel trattamento penale non solo una punizione ma anche un’opportunità di reinserimento.
Il programma va oltre la singola sessione formativa: la Fondazione prevede strumenti didattici e lo sviluppo di una piattaforma di apprendimento digitale interna agli istituti per rendere disponibili i contenuti didattici. Rebibbia si colloca nel filone di iniziative rivolte agli istituti per adulti, con un panorama che, nel programma più ampio della Fondazione, contempla anche attività rivolte agli istituti penitenziari per minorenni (con sedi all’Aquila) e progetti di estensione previsti a Palermo, Napoli e Milano. L’obiettivo è duplice: offrire competenze tecnologiche avanzate e creare una traiettoria concreta di reinserimento dopo la detenzione, in linea con le esigenze del mercato del lavoro e con la funzione rieducativa della pena.
La consegna degli attestati segna dunque non solo un traguardo individuale, ma un messaggio operativo sulle potenzialità delle politiche penitenziarie moderne: formazione di qualità, connessione con aziende partner e sviluppo di strumenti concreti per restituire cittadinanza e dignità a chi sta risolvendo il proprio percorso di pena. In questa cornice, il progetto rappresenta una risposta pragmatica alle esigenze di sicurezza digitale della società e alle opportunità occupazionali che il settore richiede, proponendo una via chiara per chi vuole costruire un futuro fuori dal carcere.
