Un presunto meccanismo di influenza sull’informazione, intrecciando Multiversity, UniPegaso e i partner di comunicazione, emerge dall’inchiesta napoletana. Le intercettazioni descrivono contatti privilegiati e un “extra budget” destinato a orientare la copertura mediatica, anche in vista di dossier giudiziari ancora in corso. L’operazione, che ha al centro figure legate al mondo editoriale e accademico, mette a tema l’equilibrio tra potere economico e diritto all’informazione.
Secondo i magistrati, il cuore della rete ruota attorno a Fabio Domenico Vaccarono e alla consulenza comin&partners di Gianluigi Giansante, entrambi indagati, con un altro asse di attenzione sul precedente giro d’affari legato a UniPegaso e alle sue vicende giudiziarie. Il modello prende il nome di “coverage one to one”: contatti diretti con amministratori delegati, concessionarie pubblicitarie e direttori delle testate, finalizzati a modulare l’attenzione pubblica in cambio di ingenti risorse promozionali. Tra i protagonisti figurano anche la società di comunicazione coinvolta e i soggetti che hanno convogliato le spese su testate nazionali di grande rilievo. Come emerge dall’analisi degli elementi a disposizione, la somma investita nel periodo 2023-2026 supera abbondantemente la soglia del milione di euro. La ricostruzione non arriva a una condanna: al momento l’attenzione è rivolta all’indagine, alle responsabilità e alle piste investigative ancora aperte. Stando alle informazioni disponibili, Vaccarono avrebbe utilizzato canali diretti con i vertici editoriali, cercando di incanalare l’attenzione su alcune notizie e, soprattutto, di mitigare quelle che potevano essere negative per i propri asset. La strada investigativa, oltre a mettere a fuoco i rapporti tra Multiversity e i gruppi editoriali, intende anche far luce su eventuali pressioni indebite in cambio di risorse pubblicitarie. Secondo le indagini, la strategia mirava a consolidare un uso privilegiato del denaro per ottenere una copertura più favorevole. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, il quadro mostrerebbe un ruotare di interlocutori e di strumenti che spostano l’ago dell’informazione in funzione di interessi economici.
Un tassello chiave della trama riguarda un pranzo del 13 maggio, nello studio di un direttore di una testata nazionale, a cui parteciparono Vaccarono, l’AD del Sole 24 Ore e l’amministratore delegato della testata in questione. Il tramite era Luigi Bisignani, figura finita al centro di diverse ricostruzioni. L’incontro, definito dagli inquirenti come cruciale, sembrava finalizzato a siglare una “missione” di riavvicinamento e a discutere come proseguire la collaborazione tra le aziende editoriali e i gruppi di appartenenza. È emerso che l’obiettivo era assicurare flussi di risorse pubblicitarie, in una cornice di rapporti che i pm descrivono come stretti ma complessi. Le tracce raccolte indicano che, sebbene l’impegno fosse pervenuto in un contesto di crisi economica, il desiderio di preservare legami con le principali testate restava una priorità.
L’indagine amplia la lente sul ruolo di Comin&Partners, la società di comunicazione guidata da Gianluigi Giansante, chiamata a calibrare le risposte mediatiche in funzione delle esigenze degli editori. Un nuovo scambio del 15 giugno 2026 mostra Vaccarono preoccupato dalla visibilità di un giornalista sul profilo LinkedIn di un quotidiano, e la società di comunicazione risponde che l’immagine pubblica è stata “sterilizzata” in modo efficace, come se fosse una semplice gestione di crisi. Il quadro contabile, dal canto suo, attribuisce a Multiversity e UniPegaso un flusso pubblicitario verso testate rilevanti per oltre un milione di euro nel triennio considerato. Le mani attorno a queste transazioni sembrano guidate da una logica di sostegno reciproco tra potere economico e informazione, con un peso crescente delle sponsorizzazioni nella gestione delle notizie.
La parentesi sul Fatto Quotidiano rivela un altro capitolo della trattativa tra potere economico e organi di informazione: una sponsorizzazione legata a un evento pubblico e contatti tra Vaccarono e i vertici del quotidiano, finalizzati a orientare la copertura. In uno dei passaggi, l’AD del Fatto avrebbe chiesto di evitare una certa pubblicazione; la risposta della redazione sarebbe stata di gestione interna della situazione, riducendo l’impatto della notizia. Le ricostruzioni degli investigatori mostrano una dinamica di scambio tra risorse pubblicitarie e controllo dell’editing, un tema che la Procura ha messo al centro dell’inchiesta. Nello stesso periodo, un evento legato all’Università telematica Pegaso e al mercato della comunicazione ha alimentato un contesto in cui le parti hanno tentato di mantenere saldi i propri interessi, in una cornice che i pm descrivono come un patto tacito tra editori e sponsor.
Il procedimento giudiziario resta in fase di accertamento. Accuse e recriminazioni non si confondono con verità consolidate: la procura parla di un quadro investigativo ancora in evoluzione, con perquisizioni, avvisi di garanzia e interrogazioni che stanno scandagliando i rapporti tra aziende, pubblicità e organi di informazione. Napoli torna al centro di questa inchiesta che interroga la relazione tra denaro e informazione, tra controllo editoriale e libertà di raccontare il territorio. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il mosaico delle connessioni potrà definire responsibilità e limiti, e quale peso avranno le prove emerse finora sulle dinamiche che hanno guidato le scelte editoriali di alcune grandi testate italiane.
