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Parco Primavera e la holding Rostan: sequestro patrimoniale da oltre 12 milioni tra immobili a Melito di Napoli, conti e aziende

Parco Primavera e la holding Rostan: sequestro patrimoniale da oltre 12 milioni tra immobili a Melito di Napoli, conti e aziende

Sequestro choc: Parco Primavera al centro di una rete immobiliare e societaria tra patrimoni familiari e attività imprenditoriali

Un provvedimento di eccezionale portata ha congelato patrimoni e interessi economici della famiglia Rostan, insieme alle aziende a loro riconducibili. Secondo la magistratura, si è delineata una holding immobiliare e societaria capace di muovere risorse e capitali accumulati nel tempo, al centro di una controversa lottizzazione abusiva che ha dato origine al cosiddetto Parco Primavera. La portata dell’azione è stata definita dai giudici come un perimetro netto su un accumulo patrimoniale disciplinato in decenni.

Il quadro patrimoniale interessato dal sequestro è stato tracciato dalla Seconda Sezione Penale – Sezione per l’applicazione delle Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli, presieduta da Teresa Areniello, con Pietro Carola e Mariarosaria Orditura tra i componenti della Corte. In attuazione della misura, sono stati sequestrati: il 100% del capitale sociale del Centro Riabilitazione Sanitaria S.p.A. (CRS), intestato ai Rostan e a terzi, nonché l’intero patrimonio aziendale collegato; il 100% delle quote di Immobiliare Generale S.r.l. e l’insieme del relativo patrimonio; e il 50% delle quote di Immobiliare Melitese S.r.l. (l’altra metà era stata già confiscata a un co-socio). In sostanza, è stata disposta una vera e propria estensione patrimoniale che abbraccia le attività sanitarie, immobiliari e di gestione delle risorse immobiliari della famiglia.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, il decreto individua una rete di unità immobiliari e immobiliari commerciali che attraversano Melito di Napoli, Marino (Roma), Mugnano di Napoli e Napoli, comprendendo centinaia di unità censite nelle categorie F/3: appartamenti, uffici, negozi, laboratori, magazzini e autorimesse. Tra i segmenti interessati, figurano abitazioni civili ed economiche, uffici e studi professionali, negozi lungo assi strategici e laboratori gestiti dalle società coinvolte. L’intervento riguarda anche un rilevante numero di box auto e rimesse incapsulate nei quartieri interessati dall’attività imprenditoriale legata al gruppo Rostan.

Una mappa di assets tangibili accompagna il patrimonio immobiliare: veicoli intestati ai familiari o alle aziende del gruppo, tra cui la moto BMW K50 appartenente a Stefano Rostan, numerosi autocarri e furgoni intestati a CRS S.p.A., nonché autovetture di servizio a carico della Immobiliare Generale S.r.l. Il Tribunale ha inoltre bloccato conti correnti, depositi titoli, mandati fiduciari e polizze assicurative riconducibili a Rostan e alle società coinvolte, in un quadro che la Guardia di Finanza descrive come una sproporzione di oltre 12 milioni di euro tra redditi dichiarati (circa 3,5 milioni tra il 1999 e il 2016) e uscite/investimenti (oltre 15,8 milioni).

Nel fascicolo emerge anche la cornice procedurale che accompagna l’inchiesta. Al centro dell’attenzione c’è la lottizzazione abusiva dell’area di Melito di Napoli in via Madonna delle Grazie, che ha dato vita al Parco Primavera. La ricostruzione della procura segnala una convergenza di interessi illeciti tra amministratori pubblici infedeli, tecnici comunali e un cluster di imprenditori legati alla criminalità organizzata dell’area nord di Napoli. Il Tribunale descrive Rostan come un elemento chiave all’interno di questa dinamica, socio al 50% della Immobiliare Melitese insieme ad Alfredo Cicala (imprenditore ed ex sindaco di Melito, condannato per associazione mafiosa), con altre figure di rilievo legate al tessuto imprenditoriale locale vicino ai clan, tra cui Antonio Passarelli e Carmine Chianese.

Pur avendo alcuni filoni penali già interessati da prescrizioni o assoluzioni (tra cui una sentenza del 2024 per non aver commesso il fatto in tema di lottizzazione), la magistratura di prevenzione sottolinea che l’autonomia di tale giudizio consente di fotografare la pericolosità dell’indagato e dei suoi entourage. Rostan è descritto, nelle ricostruzioni ufficiali, come catalizzatore di risorse e come figura di raccordo tra capitali provenienti da contesti criminali e investimenti sul territorio, in un contesto storico che ha visto succedersi la gestione di Paolo Di Lauro e, più tardi, la sanguinosa faida con gli Scissionisti-Amato-Pagano.

La relazione economico-finanziaria ricostruita dalla Guardia di Finanza evidenzia la portata della sproporzione tra redditi dichiarati e spese effettive: oltre 12 milioni di euro di discrepanza, non confutabile dall’argomentazione di una presunta evasione tributaria avanzata in difesa. Secondo la giurisprudenza di legittimità e delle Sezioni Unite, l’evasione fiscale costituisce una fonte illecitamente accumulata non opponibile al sequestro di prevenzione. Restano da chiarire gli sviluppi futuri e le verifiche su eventuali ulteriori ricadute patrimoniali.

In questa fase, l’attenzione resta puntata sulle prossime misure che la magistratura vorrà adottare e sull’esito delle verifiche relative all’autenticità e all’origine dei flussi finanziari. L’esito dell’indagine potrà rivelare eventuali responsabilità individuali e configurazioni ulteriori di contesto, ma resta imprescindibile mantenere la presunzione di innocenza e distinguere fra accusa e fatto accertato.

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