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Cronaca

Campania: reati in calo, ma i sospetti di riciclaggio tengono alta l’attenzione nazionale

Campania: reati in calo, ma i sospetti di riciclaggio tengono alta l’attenzione nazionale

Campania tra cali di reati e infiltrazioni mafiose: una conferenza regionale traccia il quadro della sicurezza

Napoli, Palazzo del Governo: nell’incontro delle Autorità di Pubblica Sicurezza della regione viene tratteggiata una fotografia a doppio volto della criminalità. da un lato, una contrazione significativa dei reati tradizionali; dall’altro, una penetrazione sempre più sofisticata delle mafie nell’economia legale. L’analisi è emersa al cospetto dei responsabili delle Prefetture, Questori, Comandanti di Carabinieri e Guardia di Finanza, insieme al sindaco metropolitano Gaetano Manfredi e agli esponenti regionali, in una cornice che ha visto confronti tra magistratura inquirente e vertici delle forze dell’ordine. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la fotografia della sicurezza regionale è destinata a guidare una governance più integrata nel tempo.

Attorno al tavolo di rappresentanza si sono riuniti i massimi esponenti istituzionali: Prefetti e Questori delle cinque province, i Comandi regionali delle Forze di Polizia, e i referenti della magistratura, tra cui il Procuratore della Repubblica della DDA partenopea, Nicola Gratteri, il Procuratore Generale Aldo Policastro e il Procuratore per i Minorenni Patrizia Imperato. È stata descritta una cornice operativa in cui la sinergia tra istituzioni e vertici della giustizia mira a tradurre i dati in strumenti concreti di prevenzione e repressione.

La mappa dei “numeri” racconta due trame diverse. Da una parte, una tendenza al ribasso dei reati: nel 2026 la Campania registra una flessione complessiva del 9,15% a livello regionale, con Napoli provincia in calo del 10,20% e l’area urbana di Napoli ancora più marcata (-11,26%). Dall’altra, sui flussi finanziari, emerge una realtà preoccupante: la Campania è al secondo posto in Italia per segnalazioni SOS, dietro la Lombardia, ma si posiziona al primo posto relativo al rapporto tra segnalazioni e popolazione residente. Inoltre, la provincia di Napoli conduce la graduatoria nazionale per operazioni sospette potenzialmente riconducibili alla criminalità organizzata, superando Milano e Roma, come indicano le analisi dell’UIF della Banca d’Italia.

Per frenare l’infiltrazione economica della criminalità, la risposta amministrativa ha intensificato gli strumenti di interdizione: nel 2026 sono state adottate 76 interdittive antimafia, di cui 60 nella sola Napoli e 16 nei comuni metropolitani. L’azione di governance resta pesante anche sul versante politico-amministrativo: alcuni comuni sono stati sciolti per infiltrazioni camorristiche, tra cui Marano di Napoli, Torre Annunziata, Castellammare di Stabia e Poggiomarino. Una linea dura che cerca di tradurre la teoria della prevenzione in interventi immediati sul territorio.

Nel frattempo, la dinamica sul terreno della movida e della sicurezza nei luoghi di ritrovo ha visto una stretta decisa, ispirata dalle direttive ministeriali introdotte all’inizio dell’anno. Otto Comuni chiave hanno beneficiato di un dispiegamento di zone a vigilanza rafforzata ex art. 2 TULPS e Decreto Sicurezza: Napoli, Arzano, San Giorgio a Cremano, Torre Annunziata, Pomigliano d’Arco, Caivano, Volla e Afragola. Le verifiche hanno interessato oltre 358mila persone identificate a Napoli (con 190 ordini di allontanamento) e circa 44mila nei comuni della provincia. In città, la rete tecnologica comunale conta 864 dispositivi tra telecamere e lettori di targa, con l’annuncio di altre 400 videocamere all’orizzonte e un rafforzamento della Polizia Municipale, ora operativa con circa 1.300 agenti.

La crisi ambientale–criminale della Terra dei Fuochi resta un capitolo cruciale. Nei primi nove mesi del 2026, indicatori e numeri mostrano una sferzata repressiva e investigativa: incendi di rifiuti in meno (-14% rispetto allo stesso periodo del 2025), 12.969 missioni interforze sul campo, denunce raddoppiate (1.193, +168%), e arresti quadruplicati (60 in totale). I sequestri di veicoli hanno superato quota 1.000 e quelli di siti produttivi inquinanti hanno visto un deciso incremento; su 889 aziende controllate, 491 sono state poste sotto sequestro o interdette. Le sanzioni hanno superato i 7 milioni di euro e sono state ritirate 271 patenti, con interventi mirati nelle aree critiche di Giugliano e Gricignano di Aversa per combattere i miasmi e gli impatti ambientali.

Le voci della magistratura regionale mettono in evidenza una linea d’azione mirata: Gratteri insiste sulla demolizione di manufatti abusivi e combatte il caporalato; Policastro sostiene la necessità di ulteriori risorse per gli abbattimenti e applaude l’efficacia delle interdittive contro imprese che operano “reati ambientali invisibili”. Da Salerno, Elia Taddeo e Rocco Alfano spostano l’attenzione su criticità legate all’infiltrazione nello scalo portuale, al caporalato e allo sfruttamento di braccianti stranieri, con particolare attenzione all’Agro Nocerino Sarnese e alla Piana del Sele. La lettura geografica presentata dai prefetti delle province dipinge un tessuto eterogeneo: territori interni, aree portuali e contesti rurali richiedono strumenti e bisogni diversi, ma convergenti nel perseguire la legalità e la sicurezza.

In chiusura, il Prefetto Michele di Bari richiama l’urgenza di trasformare questa convergenza in un modello operativo permanente: prefetture, magistratura ed enti locali devono rendere la lettura della Conferenza una guida per interventi mirati, capaci di riaffermare lo Stato e assicurare uno sviluppo sicuro dell’intera Campania.

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