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Cronaca

Napoli: condannati i baby boss del clan Sequino-Savarese, la sentenza segna un capitolo della camorra

Napoli: condannati i baby boss del clan Sequino-Savarese, la sentenza segna un capitolo della camorra

Titolo: Sanità, otto condanne pesanti per i baby boss del clan Sequino-Savarese-Pirozzi

Napoli, 8 ottobre 2026 – In sede di giudizio abbreviato, otto giovani affiliati al clan Sequino-Savarese-Pirozzi, operanti nel rione Sanità, hanno ricevuto condanne pesanti, chiudendo un capitolo della faida cittadina legata al controllo del territorio e agli affari illeciti.

Secondo quanto emerso dall’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, l’indagine è stata supportata da una microcamera piazzata dai Carabinieri che ha registrato movimenti, minacce e strategie di gruppo nell’area. La retata risale a dicembre 2025 e ha posto in luce una gerarchia ormai riproponibile sul territorio a scapito dei rivali storici del clan Vastarella. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’impianto accusatorio ha trovato riscontro in telecamere pubbliche e in materiali di intelligence che hanno disegnato un quadro di sostanziale impianto mafioso dietro l’apparente fluidità della vita di strada.

I richiami dell’accusa hanno trovato conferma giudiziaria: Ciro Esposito è stato condannato a 8 anni e 4 mesi di reclusione; segue Ivan Zinzi con 7 anni. Pene significative anche per gli altri componenti della paranza: Danilo Peraino (5 anni e 4 mesi), Salvatore La Salvia (5 anni), Alexandr Babalyan (4 anni e 8 mesi), Francesco Pio Massaro (4 anni e 4 mesi), Luis Antonio Amodio (3 anni e 8 mesi) e Gennaro De Marino (3 anni e 8 mesi). Il verdetto, emesso dal Tribunale in sede di giudizio abbreviato, ha superato spesso le richieste della pubblica accusa, confermando la gravità della condotta e la reiterazione dell’illecito.

La difesa degli imputati – rappresentata da un pool guidato da avvocati quali Domenico Dello Iacono, Leopoldo Perone, Antonio Rizzo e Andrea Imperato – annuncia ricorso in appello per contestare alcuni profili di responsabilità e per chiedere un inquadramento meno severo delle condotte contestate. La strategia dei legali punta a ridefinire i confini tra azione criminale e contesto di contenzioso giudiziario, senza entrare nel merito della colpevolezza su pendenze già stabilite dal verdetto abbreviato.

Il quadro d’insieme, però, non si esaurisce con questa prima sentenza. Il centro storico di Napoli, tra il 2024 e il 2025, è stato teatro di una faida sanguinosa tra gruppi rivali: tra gli episodi chiave, la sparatoria di ottobre 2024 che vide morire il quindicenne Emanuele Tufano e le ombre successive sull’omicidio di Emanuele Durante, ventenne, entrambi intrecciati alle dinamiche della Sanità e del Mercato. Tra i condannati figura anche Alexandr Babalyan, ritenuto dagli inquirenti l’esecutore materiale dell’omicidio di Tufano, un ruolo che le indagini hanno collegato all’escalation di violenza nei quartieri centrali. La presenza di Babalyan tra gli imputati e il suo presunto coinvolgimento in quel delitto sottolinea come la lotta per il predominio territoriale sia stata alimentata anche da pratiche criminali estremamente cruente.

Gli investigatori hanno dimostrato come video, proclami pubblicati sui social e foto di gruppo si intreccino con le tracce dei sistemi di videosorveglianza, offrendo un sorpasso decisivo alle forze dell’ordine nel chiudere il cerchio su una paranza che puntava a trasformare il cuore di Napoli in un feudo inespugnabile. L’operazione di dicembre 2025, nel contesto della Direzione Distrettuale Antimafia, ha quindi segnato una tappa importante nel contrasto al racket locale e nella distruzione del mosaico di ruoli che sostenevano l’organizzazione.

Resta da chiarire quali sviluppi seguiranno nelle prossime settimane: resta aperto il fronte dell’appello, con la difesa che continuerà a mettere in discussione alcune linee dell’impianto accusatorio. Ma è evidente che questo risultato giudiziario, per quanto non definitivo in via di definizione, rappresenta una forte divergenza rispetto all’illusione di impunità coltivata dal nascente asse criminale nel cuore della città. In attesa di motivazioni e di ulteriori pronunciamenti, gli investigatori proseguono nell’analisi di altri filoni di indagine collegati a vecchie e nuove condotte criminali che hanno alimentato la violenza degli ultimi anni nel capo storico della Campania.

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