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Monti Lattari: agguato al boss Zi Ciccio a Pimonte, riapre la faida Afeltra-Di Martino

Monti Lattari: agguato al boss Zi Ciccio a Pimonte, riapre la faida Afeltra-Di Martino

Pimonte – Un agguato freddo e calibrato ha spezzato la vita di Francesco Di Martino, 65 anni, figura di rilievo nell’orbita camorrista locale, noto agli ambienti criminali come “Zi Ciccio” o “Ciccio ciccione”. Il fatto è avvenuto nel pieno della mattinata, nei pressi di una stalla di via Gesinella, tra i tornanti dei Monti Lattari. Il corpo dell’uomo è stato rinvenuto a terra, supino, coperto di ferite da arma da fuoco; la scena, transennata, è stata subito costantemente esaminata dai carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia, che cercano di ricostruire nel minimo dettaglio l’esatta dinamica del raid. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’operazione di ieri rientra in una cornice di tensione che attraversa quel territorio e apre nuove domande sull’equilibrio tra le principali fazioni della zona.

Dalla prima ricostruzione, la scelta del luogo e dell’orario non sembrano casuali: una posizione isolata, controllata e poco frequentata, dove gli autori avrebbero potuto agire senza rischiare sguardi indiscreti. Gli investigatori stanno acquisendo filmi e mirati aggiornamenti dai sistemi di videosorveglianza presenti lungo i tornanti e lungo le vie d’accesso ai boschi, nell’intento di stabilire quante persone abbiano partecipato al raid, da dove siano giunti e quale via di fuga sia stata utilizzata. L’ipotesi principale, al momento, resta quella di un regolamento di conti inserito in una logica di potere tra fazioni dominanti nei Monti Lattari. La direzione delle indagini è stata affidata alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che monitora l’evolversi della situazione e valuta ogni dettaglio operativo.

Secondo quanto riportato, la pista privilegiata conduce al cartello Afeltra-Di Martino, una cosca che da anni controlla porzioni importanti del traffico di droga e della coltivazione intensiva di cannabis, consolidando un apparato criminale capace di estendere la propria influenza lungo la costiera e nell’entroterra montano. L’indagine, però, resta aperta a altre ipotesi; nessuna conclusione può essere data fino a quando non saranno i rilievi tecnici a fornire la traccia definitiva. L’arco temporale di questa operazione, a due mesi di distanza da un precedente episodio di violenza tra le stesse dinamiche criminali, contribuisce a dipingere una prospettiva di continuità nelle logiche di conflitto tra clan.

Un precedente significativo inquadra la situazione: il 30 agosto scorso, lungo la strada che collega Pimonte ad Agerola, fu crivellata una Fiat Panda dove perse la vita Raffaele Afeltra, detto “o Burraccione”, cofondatore della medesima fazione e uscito di recente dal periodo detentivo nel 2023. L’evolversi di questi fatti, annotano gli inquirenti, potrebbe indicare una faida intestina o una ristrutturazione del potere criminale legata al vuoto di vertice lasciato dalle recenti operazioni statali.

La parabola di Di Martino è una traccia ampia di una carriera segnata da latitanze, sequestri e attività investigative di primo piano. Il suo profilo emerge già in episodi risalenti al 2018, quando sopravvisse a un primo attentato nel territorio di Pimonte, mentre nel 2022 fu trovato in uno dei covi blindati della cosca durante l’operazione antimafia “Green Life”, dove furono sequestrati, oltre all’arsenale bellico, decine di chili di stupefacenti e una mole imponente di denaro contante. Quel ritrovamento incluse anche un libro mastro dove venivano annotati conti e flussi finanziari della rete criminale. L’uomo tornò in libertà poco tempo dopo, e oggi la violenza di quel mattino pare aprire una nuova pagina di una storia già nota a chi cerca di ricostruire i movimenti delle cosche.

La scena resta ancora da chiarire: quanti bersagli si siano mossi, quale varco tra i boschi sia stato utilizzato e quale sia stata la rotta di fuga. Le prossime ore potrebbero fornire risposte attraverso la cooperazione tra carabinieri e magistratura, con l’ausilio di nuove acquisizioni tecniche e la verifica di eventuali collegamenti tra questo omicidio e i precedenti episodi di violenza registrati nell’area stabiese e vesuviana. Nel frattempo, la zona dei Monti Lattari resta al centro dell’attenzione investigativa, pronta a rivelare se questa uccisione sia l’atto finale di una lunga stagione di conti ancora aperti o l’inizio di un nuovo capitolo di una guerra sotterranea tra fazioni rivali.

Fonti metodologiche e contesto operativo indicano che gli elementi finora acquisiti puntano verso una lettura di carattere mafioso, ma resta obbligo delle fonti ufficiali comunicare eventuali sviluppi e definizioni definitive solo al termine degli accertamenti.

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