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Cronaca

Montesarchio: quattro imputati condannati a 6-8 anni per tentato omicidio del 17enne Gaetano Cusano

Montesarchio: quattro imputati condannati a 6-8 anni per tentato omicidio del 17enne Gaetano Cusano

Titolo: Montesarchio, condanne ridotte nel caso del tentato omicidio di un 17enne: l’appello è già ipotizzato

Il Tribunale di Benevento ha emesso le sue sentenze nel processo sul tentato omicidio di Gaetano Cusano, ragazzo di 17 anni originario di Vitulano, aggredito nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 2025 davanti al locale Xuè a Montesarchio. Le pene comminate ai quattro giovani imputati vanno dai sei agli otto anni, una serrata risposta del giudice che ha differito di molto dalle richieste avanzate dall’accusa.

I dettagli della decisione mostrano una chiara discrepanza tra quanto chiesto dalla pubblica accusa e la valutazione del collegio giudicante. D’Agostino è stato condannato a otto anni e venti giorni, Palermo e Masone hanno ricevuto otto anni ciascuno, mentre Ianaro è stato condannato a sei anni. Un margine che, stando alle parti coinvolte, riflette una valutazione attenta delle prove e delle circostanze del caso. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la difesa ha puntato soprattutto sull’assenza di elementi che potessero rendere pienamente convincente la ricostruzione accusatoria.

La difesa dei quattro imputati ha affidato le proprie ragioni agli avvocati che hanno seguito il processo: D’Agostino è assistito da Angelo Leone e Luca Russo; Palermo da Vittorio Fucci e Francesco Altieri; Masone da Camillo Cancellario e Fabio Russo; Ianaro da Sergio Rando e Michele Russo. Le difese hanno annunciato la possibilità di ricorrere in appello, valutando l’opportunità di impugnare le condanne iniziali in base a come si sia strutturata la ricostruzione e l’interpretazione delle prove presentate durante l’udienza.

La dinamica contestata dagli investigatori parte da una riunione di gruppo veicolata da Benevento: quattro auto – Alfa Romeo Mito, due Fiat Panda e una Grande Punto – partirebbero dalla città natale di Cusano con direzione Montesarchio per affrontare un gruppo rivale. Giunti sul posto, alcuni giovani avrebbero aggredito due ragazzi, tra cui Cusano, che avrebbe subito una serie di calci, pugni e colpi alla testa con una mazza da baseball, riportando lesioni gravissime e finendo per entrare in coma. L’apparato probatorio, tra immagini registrate da una telecamera di sorveglianza, l’analisi dei telefoni cellulari e le testimonianze raccolte, ha permesso di delineare una cornice accusatoria che è stata esaminata durante le fasi processuali.

L’esito di primo grado, seppur significativo, non chiude il capitolo giudiziario: resta da capire se la sentenza verrà confermata dall’appello oppure riveduta, con i legali degli imputati pronti a sostenere nuove tesi e possibili ricalibrature delle imputazioni e delle responsabilità. In campo resta anche la necessità di chiarire eventuali contatti tra i protagonisti della vicenda e gruppi rivali, elemento che i procedimenti successivi potrebbero approfondire qualora ci fosse margine processuale.

Una lettura dell’intero caso mette in evidenza un tema decisivo per la sicurezza urbana della provincia di Benevento: la violenza tra gruppi di giovani, già al centro di numerosi episodi nelle aree della Campania, richiede una solida risposta istituzionale e una continua attenzione alle dinamiche sociali che possono scatenare tali comportamenti. L’intervento delle forze dell’ordine, la disponibilità di strumenti di monitoraggio e l’efficacia delle indagini restano elementi chiave per prevenire il ripetersi di fatti simili e per garantire processi con un equilibrio tra rigore giuridico e tutela delle vittime.

Resta aperta dunque la possibilità di sviluppi ulteriori: il quadro probatorio è stato ricostruito, ma non definitivo. Le prossime settimane potrebbero vedere nuove mosse processuali da parte delle difese e, nel caso, nuove verifiche da parte della magistratura. Nel frattempo, Cusano resta al centro di una vicenda giudiziaria che ha attraversato la prima tappa del percorso penale e che potrebbe proseguire con l’incertezza tipica dei procedimenti d’appello.

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