Broker in cella, debiti di gioco e una punizione mostrata in diretta: la rete della camorra tra Siracusa e Fuorigrotta
Una rete di traffico di cocaina gestita dall’interno di una casa circondariale di Siracusa, guidata da Emanuele De Pasquale, ex broker ora collaboratore di giustizia, è al centro di un’inchiesta che ha portato all’emissione di nove ordinanze di custodia cautelare dal Tribunale di Napoli. L’indagine descrive un modello di spaccio capillare, coordinato a distanza tra detenuti e interlocutori esterni, che ha attinto a diverse articolazioni della camorra campana. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la dinamica descrive un collegamento tra silenzi e pressioni, dettato da debiti e minacce, proprio dentro le mura di detenzione.
Al centro della vicenda c’è De Pasquale, conosciuto come EDP, figura chiave che, pur detenuto in regime di Alta Sicurezza, avrebbe mantenuto il controllo operativo su una rete di spaccio nelle piazze della zona flegrea di Napoli. Le investigazioni hanno messo in luce come, tra contatti detenuti e canali esterni, l’ex broker orchestrasse la catena dalla cella, affidando agli interlocutori fuori dal carcere il compito di avviare e gestire le consegne della cocaina. L’ordinanza di custodia cautelare individua una rete di legami tra i principali gruppi criminali campani, con riferimenti al clan Troncone di Fuorigrotta e a collaborazioni con altri sodalizi, tra cui Mazzarella e Gionta.
La logistica dell’attività, spiegano gli atti, si basava sull’uso di smartphone contrabbandati all’interno della struttura penitenziaria: De Pasquale, servendosi di questi strumenti, ordinava partite di droga da fornitori detenuti e coordinava la rivendita a distanza, affidando le consegne agli intermediari esterni. In particolare, i rapporti di indagine indicano due figure fisse all’esterno del carcere: L. P., minorenne, e Gennaro Votivo, ventiquattrenne, che gestivano la ricezione, lo stoccaggio e la distribuzione nelle aree nevralgiche di Fuorigrotta, compreso l’ombreggiato perimetro dello Stadio Diego Armando Maradona e la zona della Caffetteria degli Azzurri.
Il meccanismo sembrava quasi perfetto finché una debolezza personale non ha incrinato l’intera operazione: la ludopatia. I proventi dello spaccio, destinati a saldare vecchi debiti verso fornitori, venivano infatti dirottati in scommesse clandestine, facendo lievitare un debito complessivo stimato intorno ai 49 mila euro. Nei verbali del marzo 2026, De Pasquale racconta di aver perso circa 8.000 euro nel tentativo di risanare la situazione, arrivando a coinvolgere ulteriori contatti per allentare la morsa dei creditori. «Nel mese di ottobre 2025… feci delle scommesse», riferisce. E aggiunge: «alla fine decisi di cominciare a fare affari con Emanuele D’Agostino».
La crisi economica, fatta di mancati pagamenti e minacce, ha messo in moto una spirale di estorsioni: i creditori hanno imposto che il debito venisse onorato a ogni costo, dentro e fuori le mura. In particolare, Domenico Cacciapuoti contatta Giuseppe Troncone per avere supporto, mentre sul tavolo della tensione figurano anche rappresentanti di clan rivali come il Licciardi e altri subsistemi, tutti presenti in una trattativa che appariva finalizzata a garantire la punizione del broker. In una fase successiva, i telefoni cellulari introdotti nel settore di Alta Sicurezza hanno fatto da cornice a una specie di video-rituale: una diretta di gruppo per mostrare i segni della punizione inflitta. L’obiettivo era dimostrare a tutti i capi coinvolti che la sottomissione del debitore era reale e che la violenza era stata realmente consumata.
All’esterno, la pressione sui familiari di De Pasquale si intensifica: i creditori ottengono una prima tranche di 6.450 euro, trafficando tra minacce e controllo. Il punto di non ritorno arriva quando, fissato un ultimatum al 18 febbraio 2026, De Pasquale decide di cambiare rotta: si presenta all’Ufficio Matricola del carcere di Siracusa, consegna lo smartphone illecito e si avvia a collaborare con la giustizia, chiedendo di parlare con un magistrato per rivelare i retroscena dell’attività di brokeraggio e di spaccio nelle piazze flegree.
L’ordinanza del Tribunale di Napoli non è una sentenza definitiva, ma segnala una dinamica complessa tra detenzione, potere criminale e ricatti che perdurano oltre le mura. Le indagini continuano per chiarire ogni responsabilità e accertare il grado di coinvolgimento dei singoli. Nel frattempo, la figura di De Pasquale – pur riconoscendo i propri errori passati – apre ora un varco potenzialmente decisivo per ricostruire l’intera rete criminale, e per comprendere come la camorra possa trasformare una cella in una centrale operativa, controllando il traffico di droga anche dall’interno delle carceri.
