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Arzano, clan della 167 in guerra tra fazioni: 26 imputati a giudizio immediato al Tribunale di Napoli

Arzano, clan della 167 in guerra tra fazioni: 26 imputati a giudizio immediato al Tribunale di Napoli

La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha firmato il giudizio immediato per 26 imputati ritenuti responsabili della gestione e della sanguinosa deriva militare del clan della 167, la cosca camorristica radicata nel rione omonimo di Arzano. Un provvedimento che fotografa anni di terrore vissuti tra palazzi popolari, tra blitz delle forze dell’ordine, intimidazioni e una morsa economica basata su estorsioni e controllo del territorio.

Il quadro narrato dall’atto istruttorio, che scatta nel contesto delle inchieste coordinate dalla Dda e sviluppatesi lungo un arco temporale recente, mette in luce una faida interna esplosa in pieno regime di illegalità. Tra le tappe che hanno scandito la violenza nei quartieri di Arzano, spiccano blitz, omicidi interni e il ricorso a una logistica di intimidazione strutturata in modo da imporre e preservare l’egemonia della cosca. Le cronache riferiscono anche una sequenza di fatti che hanno coinvolto la morte di due figure considerate tra gli esponenti di vertice della fazione rivale e la conseguente riorganizzazione del gruppo al suo interno.

Nel dettaglio investigativo, il decreto del GIP Leda Rossetti individua ruoli e funzioni nell’ossatura della rete criminale. Tra i capi e gli organizzatori indicati emergono figure come Giuseppe Monfregolo, ritenuto tra i leader e promotori anche durante periodi di detenzione; Davide Pescatore, detto Pal ’e fierr, che dopo il passaggio in carcere ha assunto la leadership di una fazione contrapposta; e Salvatore Romano, noto come Sasi, indicato come uno dei pilastri della macchina del racket. A fianco di questi, una serie di altri componenti della cosca è descritta come responsabile di estorsioni, gestione della cassa comune, controllo del territorio e, in più occasioni, di armi e di contatti in carcere, dove la rete ha continuato a operare.

L’indagine descrive un impianto organizzativo complesso, capace di rigenerarsi nonostante arresti e detenzioni. Alcuni imputati sono stati annotati come tesorieri, custodi delle armi o referenti per l’imposizione delle somme dovute ai danni dei commercianti e delle imprese edili locali. L’assetto della cosca viene presentato come una gerarchia fluida, con spostamenti di potere tra fazioni e una serie di condotte estorsive che hanno interessato quartieri popolari e attività commerciali della zona.

Il borsone delle accuse spazia dall’associazione mafiosa armata alle estorsioni in concorso, dall’usura alla detenzione illegale di armi. L’atto descrive inoltre l’impegno di alcuni imputati nella gestione delle spedizioni punitive e nella protezione armata di campagne di intimidazione, con la particolarità di una rete capillare che hanno alimentato la paura tra residenti e operatori economici. La perdita di due figure legate al consenso della fazione avversa — l’imbianchino Rosario Coppola, ucciso all’inizio di febbraio, e Armando Lupoli, falciato a marzo — è stata indicata come elemento cruciale nel contesto della faida per la successione al comando.

Si delineano, dunque, scenari di un lungo contenzioso giudiziario: la prima udienza del dibattimento davanti al Tribunale di Napoli è fissata per il 27 novembre 2026 alle ore 9:00, con le difese chiamate a valutare riti alternativi o liste testimoniali. Il processo, che vedrà al centro l’operatività di un’organizzazione radicata nel nord di Napoli, si annuncia complesso e decisivo per chiarire responsabilità e dinamiche di un decennio di violenza e di controllo del territorio.

La cornice geografica resta quella di Arzano, nelle sue criticità storiche legate al rione “167” e al tessuto di rapporti tra attività illecite, autorità e comunità locali. In questo quadro, la vicenda assume una valenza non solo penale ma anche sociale, nel simbolismo di una stagione di piombo che, salvo sviluppi processuali, si avvia a definire i contorni di una era di violenza e contenzioso legale.

Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, il dossier evidenzia una rete strutturata, pronta a confrontarsi in sede dibattimentale con l’obiettivo di fare chiarezza sui ruoli, le responsabilità e le modalità operative di una cosca che ha segnato un intero territorio. In attesa delle prossime settimane, resta ferma la cornice di prudenza che guida ogni passo dell’inchiesta: presunzione di innocenza, distinzione tra indagini e condanna, e una valutazione che solo l’esito del processo potrà certificare.

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