Montesano sulla Marcellana (Salerno) – Durante una campagna di scavo nella Grotta Maria Colombo, in località Pattano non lontano dal fiume Calore, sono riemersi frammenti ceramici databili a circa 3.900 anni fa, attribuibili al Bronzo Antico e indicative di una prima fase di frequentazione del sito.
Le prime valutazioni della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino collocano i reperti nella fase iniziale di occupazione della cavità. L’elevata concentrazione di pezzi di notevoli dimensioni potrebbe corrispondere a una funzione funeraria e cultuale dell’area, sebbene le analisi in corso siano decisive per confermarlo. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la grotta era stata identificata nel 2007 e fa parte di una rete di insediamenti rupestri presenti nel Vallo di Diano, contesto geografico ritenuto strategico per ricostruire le dinamiche di popolamento preistorico nell’area.
La ripresa degli scavi è stata resa possibile da un’operazione di bonifica stratigrafica: tra il 2013 e il 2015 furono realizzate le prime attività di rilievo topografico e di indagine, mentre questa stagione ha consentito di rimuovere lo strato di crollo della volta e la frana fangosa che avevano ostruito l’accesso alla sala principale. È stata proprio questa pulizia delle stratificazioni a restituire la concentrazione di frammenti ceramici di grandi dimensioni, ampliando il quadro delle frequentazioni della cavità scoperta nel 2007.
Le analisi continueranno su due filoni principali: lo studio dei materiali ceramici e l’esame dei resti ossei, affidati a estructuras accademiche di rilievo. La Sapienza Università di Roma e il Museo delle Civiltà coordineranno le attività, con l’obiettivo di ricostruire con maggiore precisione le modalità d’uso della grotta e il ruolo che essa rivestiva per le comunità del territorio. Il progetto vede anche la collaborazione del Department of Anthropology della University of Michigan e del Servizio di Bioarcheologia del Museo delle Civiltà.
Il contesto territoriale del Vallo di Diano, dove la grotta rientra in una rete di insediamenti preistorici e protostorici, è centrale per comprendere le dinamiche di popolamento dell’intero territorio tra Campania e Basilicata. In questa cornice, l’attività di ricerca assume anche una valenza di valorizzazione del patrimonio: la Soprintendenza indica che i lavori permetteranno di ampliare le conoscenze e predisporre percorsi tematici di tutela e fruizione del patrimonio archeologico locale.
Le ricerche sono condotte in regime di concessione ministeriale dall’associazione O.R.T.A. Ets, in collaborazione con la Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino e con il Comune di Montesano sulla Marcellana. Il coordinamento scientifico è affidato al dipartimento Saras della Sapienza, con Federico Nomi come referente, e coinvolge anche il Department of Anthropology della University of Michigan e il Servizio di Bioarcheologia del Museo delle Civiltà. Un quadro di cooperazione che, se da una parte richiama l’impegno della ricerca internazionale, dall’altro mette al centro la tutela e la valorizzazione di un patrimonio archeologico che si è rivelato riemerso da una frattura nel tempo.
In definitiva, l’indagine sulla Grotta Maria Colombo non punta solo a datare frammenti e a riconoscere funzioni antiche, ma a restituire al territorio una chiave di lettura sulle sue linee di popolamento e sulle pratiche rituali che hanno attraversato il Bronzo Antico. L’evoluzione delle analisi e dei confronti tra reperti ceramici e resti ossei potrebbe, nei prossimi mesi, affinare la ricostruzione di un mosaico di usi e significati che ha attraversato millenni, offrendo al pubblico una finestra concreta sulla profondità storica del Vallo di Diano.
