Tra la corsa all’Alta Velocità Napoli-Bari e i miliardi di fondi pubblici, i cantieri svelano un volto diverso dall’idea di progresso: un intreccio di subappalti truccati e flussi di denaro che alimentano pratiche corruttive ai piani alti della filiera.
Venti misure cautelari sono state eseguite dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, su indicazione della Procura partenopea, con i magistrati in prima linea e il pm Henry John Woodcock; il gip Federica Girardi ha firmato l’ordinanza, tracciando una mappa di un sistema tentacolare tra imprenditori e pubblici ufficiali pronti a barattare funzioni in cambio di regalie, auto di lusso, bonifici e contanti. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’indagine mostra una rete capace di influire anche sui controlli tecnici e sui passaggi contabili delle opere.
Nel cuore della ricostruzione emergono i protagonisti principali: i fratelli Dante e Raffaele Salzillo, descritti nelle intercettazioni come protagonisti della gestione dei rapporti tra la società Areco e i funzionari tecnici responsabili dei collaudi. Le conversazioni intercettate rivelano una logica di privilegio per coloro che controllano i cantieri: “Quello è un mangione, prende soldi da tutte le parti”, affermano i Salzillo riferendosi ad Alessio De Luca, direttore del Nacav. E, quando si discute del flusso di denaro, la risposta è inequivocabile: “Uhhh” sembra dire chi è destinatario del pagamento, senza mezzi termini.
Il dossier parla anche di una contabilità “a prezzi di favore” e di una gestione contabile capace di far passare come opere realizzate interventi mai realizzati. Tra gli esempi riportati, si citano bonifici per oltre 18.300 euro destinati all’acquisto di una quota di Roccaraso, una busta contenente 5.000 euro consegnata a Hirpinia Av, e un ventaglio di regali che va dai viaggi in yacht a Capri agli orologi di lusso Cartier, passando per autovetture di pregio e strumenti di lavoro pagati come budget aziendali. Un affresco “corruttivo” che, secondo gli inquirenti, fungeva da collante tra gli interessi privati e gli appalti pubblici.
La parte kendra dell’indagine riguarda la sicurezza strutturale dei cantieri: i carotaggi in Irpinia hanno messo in luce l’uso di calcestruzzo depotenziato fornito dal Gruppo Marinelli, un espediente che avrebbe compromesso la tenuta delle opere. E sul fronte ambientale, Grottaminarda è al centro di una linea di condotta illecita per lo smaltimento dei detriti di scavo: la Gentile Ambiente avrebbe declassificato i rifiuti contenenti tracce di amianto come ordinarie municipalità, con istruzioni operative che sembravano privilegiare i tempi e i costi a discapito della sicurezza.
Nell’ombra dell’inchiesta spicca la realtà del caporalato: trentaquattro operai egiziani, molti dei quali clandestini, erano impiegati dentro le gallerie con turni fin oltre le venti ore e alloggi di fortuna. Descritti come trattati come carcerati, i lavoratori rappresentano una pagina umana drammatica, sorretta da un intermediario che avrebbe incassato profitti stimati attorno al mezzo milione di euro annuo, violando diritti fondamentali e dignità.
La palla passa anche oltre i confini della galleria: tra i fili della filiera emergono contatti con soggetti ritenuti vicini al clan Belforte di Marcianise, sebbene il giudice non abbia riconosciuto l’aggravante mafiosa. E si allargano le tracce all’imbarcazione “Italiamarine 38”: Antonio Amato, amministratore di Nauticamato e presidente dei Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali di Napoli, risulta indagato per presunte fatture false associate alla vendita dell’unità, mentre alcuni imprenditori della filiera risultano collegati a soggetti vicini al clan, senza però che la giustizia abbia ancora qualificato tali legami come mafiosi.
L’inchiesta, pur tra luci e ombre, mette in evidenza una verità ineludibile: l’Alta Velocità corre veloce, ma la sicurezza e la legalità non possono essere subordinate al profitto. Il quadro è estremamente chiaro: controlli interni fragili, pratiche contabili discutibili, e un contesto in cui il lavoro umano è spesso la posta più alta. Le indagini proseguono: restano da chiarire numerosi profili, dagli effetti sui cantieri agli equilibri tra fatture, corruzione e rapporti interni alla filiera.
