Due vocazioni, due mondi che si sfiorano senza confini: Rosario Porzio è l’emblema di una carriera che tiene insieme la sanità e l’immaginario del cinema napoletano, senza cedere a categorie precostituite. Un professionista la cui notorietà è nata in farmacia ma che ha costruito una reputazione anche tra palcoscenici e produzioni, premiando una coerenza tra studio, pratica e spettacolo.
Negli anni Ottanta, lo stesso volto che oggi è associato a riconoscimenti nel mondo farmaceutico era noto agli appassionati di cinema con lo pseudonimo di Yari Porzio. Giovane attore, riuscì a farsi notare nel panorama dell’epoca conquistando riconoscimenti significativi, tra cui il Premio Palinuro per il film Vacanze d’estate girato tra Palinuro e altre località della Campania. Una traiettoria che sembrava promettere una carriera sul grande schermo, culminata nel 1986 con un premio a Roma come attore emergente. Ma la scelta del futuro fu meno scenografica e più terrena: tornare a Napoli e concentrarsi sugli studi.
La svolta arriva con la laurea in Farmacia, conseguita con 110 e lode. Da quel momento Porzio intreccia formazione accademica e pratica professionale, arricchita da esperienze internazionali: studi e periodi di perfezionamento nel Regno Unito, tra Cambridge e Oxford. La farmacia diventa dunque non solo la professione ma il perno attorno al quale ruotano competenze, reti e progetti, sia nel campo clinico che in quello imprenditoriale.
L’evoluzione continua negli incarichi legati ai concorsi per l’assegnazione delle farmacie, con l’apertura della prima attività a San Ferdinando di Puglia. Parallelamente, Porzio sviluppa un filone di supporto ai colleghi interessati ai concorsi ordinari e straordinari, costruendo una reputazione come punto di riferimento nel settore. Le oltre cinque decine di riconoscimenti fin qui conquistati sono la logica conseguenza di una carriera plasmata da impegno costante, precisione e capacità di guardare oltre la professione sanitaria.
Ma la curiosità resta viva. Porzio non ha rinunciato al rapporto col mondo della spettacolo: nel tempo ha alzato l’asticella, passando dal ruolo di attore a quello di manager e talent scout, collaborando con Fabrizio Rivelli, figura chiave nella rete di contatti di artisti italiani. È stato accompagnando giovani talenti – tra cui Massimiliano Morra, Mario Ermito e Raffaella Di Caprio – in progetti che hanno attraversato la dimensione televisiva e scenografica, come la serie di calendari Angeli. Eppure il cinema non è mai stato relegato a una parentesi: nel 2019 è arrivato il titolo di Manager del Decennio, un riconoscimento che ha corroborato la sua capacità di far dialogare due mondi.
Di recente, Porzio ha riaperto la porta al cinema in una veste produttiva: L’amore e basta, diretto da Daniele Catini e prodotto dallo stesso Porzio, ha ottenuto riconoscimenti anche oltre i confini italiani, segnando una nuova tappa di una storia intrecciata di farmacie, progetti internazionali e imprese creative. Un percorso che testimonia come la formazione continua sia la chiave per far convivere l’umanità della cura con la poesia della macchina da presa.
Il legame con la terra resta una costante: Napoli, Pozzuoli e Monterusciello non sono solo riferimenti geografici, ma linfa che definisce identità e scelte. A Pozzuoli, Porzio ha detto: “Amo Pozzuoli ma devo tutto alla sua frazione Monterusciello che amo”. Un’immagine di appartenenza che si riflette anche nel riconoscimento di Eccellenza Napoletana nel Mondo, condiviso con la cugina Annamaria Colao, figura di spicco nella ricerca italiana.
Così Rosario Porzio emerge come una figura poliedrica: medico-whisperer dei numeri e delle ricette, ma anche dreamer capace di scorgere nuove opportunità tra luci e telai. Una vita professionale che non rinuncia alle radici, ma che, al contrario, ne arricchisce la prospettiva: farmacie aperte al futuro, cinema che resta una passione trasformata in vocazione produttiva. E il dibattito su cosa significhi davvero “trasformare una passione in mestiere” sembra chiudersi qui, con una risposta semplice e concreta: la cura e l’arte possono convivere, se chi le pratica sa guardare avanti senza perdere di vista le origini. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la storia di Porzio racconta una chiara lezione di resilienza tra due mondi che, lontani da schematiche, hanno trovato un punto di contatto in una vita dedicata agli altri.
