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Napoli, Secondigliano: la sperimentazione dei jammer apre la strada a un programma nazionale, ma l’organico resta carente

Napoli, Secondigliano: la sperimentazione dei jammer apre la strada a un programma nazionale, ma l’organico resta carente

Jam­mer in carcere a Secondigliano: sicurezza tecnologica e la posta in gioco dell’organico

La chiusura della prima fase della sperimentazione dei jammer nella casa circondariale di Secondigliano segna una svolta operativa, con le apparecchiature che hanno impedito l’uso illecito di cellulari all’interno delle celle. Un risultato presentato come un passaggio importante nella scala di strumenti a disposizione delle istituzioni penitenziarie, ma contemporaneamente come un richiamo a una questione strutturale ancora aperta.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, il bilancio immediato della sperimentazione viene descritto come un passo avanti nella riduzione dei contatti non autorizzati tra detenuti, affiliati e reti criminali ancora operative. La tecnologia, se confermata, offrirebbe una leva nuova per interrompere canali di comunicazione che in passato hanno favorito dinamiche rischiose nelle dinamiche interne agli istituti.

L’Uspp, il sindacato della polizia penitenziaria, è stato tra i primi a commentare il segnale proveniente dall’iniziativa, riconoscendone il valore ma invitando a non considerare la tecnologia come una soluzione autonoma. Il presidente Giuseppe Moretti e il segretario regionale Ciro Auricchio hanno sottolineato che per combattere l’illegalità in carcere serve molto di più: strumenti adeguati, investimenti nelle strutture, formazione continua del personale e un rafforzamento dell’organico.

La dimensione operativa resta una difficoltà rilevante. Tra Secondigliano e Poggioreale, infatti, mancano circa 200 agenti: una lacuna che rischia di vanificare, parzialmente, i benefici della tecnologia se non è accompagnata da una presenza stabilizzata sul territorio e in sala operative. È una fotografia che, per la governabilità quotidiana, non può essere ignorata, soprattutto in un contesto in cui le risorse umane incidono direttamente sull’efficacia delle misure tecnologiche.

Se i risultati saranno confermati, l’Uspp vede in Secondigliano un punto di partenza per un programma nazionale di implementazione progressiva di questa tecnologia, anziché un punto di arrivo. Tuttavia, le valutazioni future dovranno tenere conto della necessità di un approccio integrato che combini innovazione, risorse umane e adeguamento delle strutture penitenziarie, in una logica di continuità tra strumenti moderni e capacità operative sul campo.

In definitiva, la sperimentazione mostra una potenziale accelerazione della sicurezza in carcere, ma evidenzia al contempo un tema di fondo: la tecnologia da sola non basta. Per trasformare una prova in una routine efficace servono investimenti seri, formazione del personale e una ristrutturazione organica che renda concreti e duraturi i benefici di questa e altre innovazioni.

Fonte: cronachedellacampania.it

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