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Napoli-Bari: sequestrati profitti illeciti nell’inchiesta su corruzione e caporalato nei cantieri

Napoli-Bari: sequestrati profitti illeciti nell’inchiesta su corruzione e caporalato nei cantieri

Titolo: Cantieri ferroviari in Campania: tangenti, fatture inesistenti e sfruttamento dei lavoratori nel dossier sull’Alta Velocità Napoli-Bari

Napoli – Un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, con il pm Henry John Woodcock in prima linea, porta a galla un quadro radicato di illeciti nei cantieri della Napoli-Bari, dove flussi di denaro, fatture fittizie e condizioni di lavoro degradanti hanno alimentato un sistema corruttivo legato al segmento delle infrastrutture pubbliche e private. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’indagine ha già inciso su una rete che coinvolge appalti e fornitori, con pesanti ripercussioni sull’economia e sull’etica professionale del settore.

Tre snodi dell’opera: denaro, controlli e controllori
L’attenzione degli investigatori si è concentrata su tre tratte chiave dell’opera: Napoli–Cancello, Apice–Hirpinia e Frasso Telesino–Telese–San Lorenzo–Vitulano. Da qui è emersa una dinamica in cui l’asse tra imprenditori e pubblici ufficiali, potenziata dalla gestione tecnica e amministrativa di cantiere, avrebbe agevolato determinate aziende nell’ottenere lotti, accelerare pagamenti e aggirare i controlli di conformità. Le indagini hanno scandagliato l’intera filiera: affidamenti, esecuzioni, contabilizzazioni, gestione dei materiali, smaltimento dei rifiuti, forniture e noleggi di mezzi. Un quadro in cui la corruzione sembrerebbe aver trovato terreno fertile, con ripercussioni sui tempi e sui costi dell’opera pubblica. In questa fase l’inchiesta ha già disposto misure cautelari significative, tra cui 10 arresti domiciliari, 7 obblighi di dimora con presentazione alla polizia giudiziaria e 3 sospensioni.

Un “listino” della corruzione e regali a sostegno del meccanismo
L’ordinanza della gip Federica Girardi descrive una gamma di utilità corrisposte in cambio di favori: non soltanto denaro, ma un catalogo di regali di lusso e benefici concreti. Tra gli elementi emersi, l’emissione di un dispositivo di telefonia di valore, un iPhone di circa 979 euro, a fronte di approvazioni di stati di avanzamento lavori. Sono stati indicati anche regali come un’automobile, un tosaerba da 3.722 euro e almeno 5.000 euro in contanti. Il capitolo più emblematico riguarda i regali natalizi del 2025 legati a un appalto da 6,7 milioni di euro, dove sarebbero stati distribuiti cinque orologi di pregio per un valore complessivo di quasi 20.000 euro, tra cui Cartier e Longines, accompagnati da soggiorni e vacanze di lusso estesi ai familiari dei funzionari. [Citazione: secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it]

Sequestro preventivo e riciclaggio di risorse
Non è solo una questione di regali: l’indagine indica un meccanismo consolidato di fatture per operazioni inesistenti, concepito per generare fondi neri che venivano poi reinvestiti nel sistema corruttivo. Davanti alla gravità del quadro, il gip ha disposto sequestri preventivi finalizzati anche al sequestro per equivalente, mirati a confiscare l’intero profitto illecito derivante dai reati contestati. Un’operazione che punta a interrompere la circolazione di capitale illegale tra imprese e soggetti coinvolti nelle gare truccate.

Lato umano: sfruttamento nei cantieri e caporalato
La parte dell’inchiesta che riguarda il mondo del lavoro evidenzia condizioni di “gravi e degradanti” per operai extracomunitari, in particolare provenienti dall’Egitto. I reperti descrivono turni estenuanti, fino a 20 ore al giorno, retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali e una serie di irregolarità: igiene e sicurezza trascurate, sorveglianza rigida,Alloggi precari e permessi di soggiorno inesistenti o irregolari. Il quadro dipinto riguarda non solo violazioni normative, ma anche una strutturale logica di sfruttamento che colpisce direttamente chi lavora ai margini della legalità per realizzare grandi opere.

Il volto dell’imprenditoria e un diverso piano di responsabilità
Tra i soggetti indagati figura Antonio Amato, amministratore di una società attiva nel settore nautico e vicepresidente dell’Unione Industriali di Napoli. L’indagine lo vede coinvolto nell’emissione di fatture per operazioni inesistenti legate a una compravendita di un’imbarcazione, con una dinamica che avrebbe coinvolto una società di noleggio e una delle aziende impegnate nel cantiere Napoli-Bari. Il giudice ha rigettato, però, la misura cautelare del divieto di dimora proposto dalla Procura, ritenendo insufficiente la situazione cautelare. In proposito, gli atti descrivono l’operazione di compravendita nell’ambito della quale una società di noleggio avrebbe simulato l’acquisto della barca e il successivo noleggio a una società coinvolta nei lavori, con il canale commerciale “reale” che sarebbe passato direttamente tra le aziende coinvolte. La stessa imbarcazione figure anche in un episodio separato dell’inchiesta: un tour turistico nell’agrigurbito agosto 2023 tra Capri e Ischia, senza che Amato sia direttamente coinvolto in tale tratto. Le vicende sembrano dunque parte di un disegno complesso e destinato a future verifiche giudiziarie.

Sviluppi e prospettive
L’inchiesta continua, con ulteriori sviluppi attesi nelle prossime settimane. La magistratura e la Guardia di Finanza hanno sottolineato la necessità di fare luce su responsabilità, meccanismi di controllo e possibili ripercussioni per le aziende coinvolte, nonché sull’impatto occupazionale e sociale nei cantieri interessati. Nel frattempo, la politica e le realtà economiche della Campania restano chiamate a riflettere su come modulare la gestione degli appalti e migliorare i controlli, affinché cantieri così strategici non diventino terreno fertile per pratiche illecite.

Nota: l’articolo si basa sui dati e sulle ricostruzioni pubblicate e non si assume alcuna responsabilità oltre quanto emerso dall’indagine in corso.

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