A Roma, una memoria pubblica che pretende verità. Martedì 13 ottobre 2026 alle 15:30, nella Sala Giacomo Matteotti di Palazzo Theodoli-Bianchelli, la Camera dei Deputati ospiterà l’anteprima di un docufilm dedicato ad Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica assassinato sedici anni fa. L’evento segna, secondo quanto riportato dalla cronaca locale, una scelta istituzionale per restituire alla figura dell’amministratore la sua dimensione politica e civica, oltre la notte dell’omicidio.
Il progetto è frutto dell’iniziativa della Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore, nata dall’impegno dei fratelli Dario e Massimo Vassallo, rispettivamente presidente e vicepresidente della stessa Fondazione. La regia è affidata alle riprese e al montaggio di Giuseppe Falagario, ma è soprattutto un lavoro di cura collettiva che mira a restituire la persona prima che la notizia metta in secondo piano la sua storia. L’idea centrale è raccontare Angelo non soltanto come vittima, ma come uomo legato al territorio, al mare, al lavoro di pescatore e al senso della responsabilità pubblica.
La narrazione si sviluppa su due piani intrecciati: la vita privata di Vassallo, la sua vocazione politica e il modo in cui ha coltivato legami con Pollica e Acciaroli, e la memoria dell’omicidio, intesa come percorso di verità ancora aperto. L’obiettivo dichiarato dalla Fondazione è offrire una biografia completa, che premi la dignità dell’impegno civile e non riduca la figura a simbolo dell’evento violento che la spezzò.
Per i familiari, però, la questione rimane centrale: perché un uomo che aveva scelto di dedicarsi al territorio e alla comunità sia stato eliminato? La risposta si cerca ancora, si dice, senza alimentare illusioni, ma con la determinazione di non lasciare che la domanda perda peso nel tempo. In questa chiave, il docufilm intende far convivere la memoria della persona con la riflessione pubblica sul significato della sua scelta politica e della sua opera di amministratore.
Secondo i sostenitori dell’iniziativa, è fondamentale che Angelo Vassallo non venga dimenticato solo per il modo in cui è trascorso, ma anche per come viveva e cosa rappresentava come figura pubblica. Vassallo è ritratto come una persona che conosceva la fatica del lavoro, ma anche la responsabilità che corre dietro a una scelta di servizio alla comunità. Il racconto integra quindi elementi legati al territorio, ma anche al modo in cui una comunità può immaginare e praticare la politica come impegno quotidiano.
La presentazione in un’istituzione dello Stato ha inoltre un valore simbolico: riportare la vicenda dentro il Parlamento significa restituire Angelo al luogo in cui ha creduto che le istituzioni potessero servire i cittadini, e non essere distanti da loro. La Fondazione precisa che l’obiettivo non è chiedere trattamenti particolari, ma ottenere pieno accertamento dei fatti e verità sull’uccisione, affinché la memoria non si fermi alle celebrazioni rituali.
Con l’anteprima romana, la famiglia Vassallo afferma anche la necessità di una memoria orientata al futuro: alimentare nuove generazioni con una storia vera, fatta di passione, servizio, responsabilità e amore per il territorio. Il messaggio è chiaro: la politica può essere anche una forma di “bella politica” quando è cura delle persone e delle comunità, non soltanto potere o notorietà.
L’evento, dunque, non è soltanto una data sul calendario dei festival della memoria, ma un passo concreto per introdurre la memoria nell’agenda delle istituzioni. E, ancora una volta, la parola che accompagna la storia di Angelo Vassallo resta quella domanda che non cessa di essere posta: PERCHÉ?
Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, il docufilm si propone di offrire una lettura più ampia del protagonista e di accompagnare la riflessione pubblica su verità e giustizia, senza indulgere in semplificazioni. Un approdo che non cancella il dolore, ma ne imprime un senso di responsabilità condivisa tra cittadini, associazioni e le stesse istituzioni.
