Da questa mattina, in Campania i ricoveri programmati nelle case di cura private accreditate sono stati sospesi. Una misura annunciata dopo mesi di confronto con la Regione, che mette in luce una frattura tra le esigenze di cura e le risorse messe a disposizione dal Sistema sanitario regionale.
La protesta è guidata dall’Aiop Campania, che segnala un vuoto di budget definito e l’assenza di contratti in grado di fissare quantità e remunerazione delle prestazioni erogate in regime di accreditamento. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la vertenza nasce dopo nove mesi trascorsi senza un budget definitivo e senza i contratti necessari. In questa cornice, l’associazione punta a chiarire cosa si standing, e quali risorse siano effettivamente disponibili per mantenere in equilibrio una rete ospedaliera mista.
Quanto potrebbe pesare sul sistema l’interruzione delle prestazioni? Aiop indica una stima di circa 3.000 prestazioni rinviate, con la restante parte delle urgenze comunque garantita. «La guerra non l’abbiamo dichiarata noi, ci stiamo semplicemente difendendo. L’incontro è culminato in un nulla di fatto. Dopo che l’istituzione era stata lungamente avvertita che non si poteva tirare troppo la corda rispetto a un settore, quello delle strutture ospedaliere accreditate, che insieme alle strutture pubbliche reggono il Servizio sanitario regionale», ha detto il presidente regionale di Aiop, Sergio Crispino.
Sul tavolo delle ragioni c’è anche la questione economica: finora le strutture hanno ricevuto acconti basati sul budget dell’anno precedente, sostanzialmente invariato, mentre le tariffe restano ferme da 14 anni e hanno subito una riduzione del 10%. I contorni della vertenza mostrano come le criticità non siano solo di bilancio, ma di sostenibilità delle prestazioni nel medio-lungo periodo.
Nelle slide presentate dall’associazione emergono numeri significativi per comprendere l’equilibrio tra pubblico e privato: nel 2025, su circa 5,3 miliardi destinati al fondo ospedaliero regionale, 756 milioni (14,23%) sono stati assegnati all’ospedalità accreditata. Le strutture private fornirebbero circa il 30% delle prestazioni ospedaliere, contro il 70% assicurato dal sistema pubblico. Dati che, secondo Aiop, evidenziano una sperequazione tra risorse e incidenza effettiva delle prestazioni private.
Per il 2024 l’associazione quantifica in 215.942 le prestazioni erogate dalle case di cura accreditate, per un valore di 814 milioni di euro, rispetto a un budget di 747,8 milioni. La differenza di 66,2 milioni, sostiene Aiop, rappresenterebbe prestazioni svolte oltre il tetto assegnato e non remunerate. Un quadro che alimenta la percezione di uno squilibrio tra domanda di cura e riconoscimento economico.
Un altro fronte rilevante è la mobilità sanitaria: secondo le tabelle Aiop, la perdita netta legata ai ricoveri fuori regione sarebbe stata di 308 milioni di euro nel 2024 e di 314 milioni nel 2025, indicandone l’impatto sui conti regionali. A livello di offerta, la Campania vanta 3,21 posti letto ogni mille abitanti contro una media nazionale di 3,66, una fotografia che amplifica la sensazione di inadeguatezza nei parametri di gestione delle risorse.
«Non si possono erogare prestazioni gratuitamente. In più, costruire una rete di prestazioni ospedaliere significa fare investimenti in termini di professionalità e macchinari. Se non si sorregge l’investimento attraverso il lavoro, facendo lavorare le strutture, queste possono andare in squilibrio economico, ma il problema sono i pazienti che non vengono curati e sono costretti a migrare», ha sottolineato Crispino, toccando l’aspetto sociale più concreto della disputa.
Aiop chiede risposte chiare alla Regione sui livelli di risorse destinate al comparto, sui contratti, sull’adeguamento delle tariffe e sul pagamento delle prestazioni già effettuate. Tra le aree ritenute prioritarie figurano la rete oncologica, la riabilitazione e i pronto soccorso, settori che secondo l’associazione richiedono una cornice di programmazione e di garanzia più solida.
«I fondi esistono, lo Stato li ha messi in finanziaria. C’è un +6,5% che la Regione, non si è capito perché, non vuole riconoscere al settore accreditato. È da questo che ci stiamo difendendo: da questa mancata programmazione», ha concluso Crispino.
Fonte: www.cronachedellacampania.it
