La segnalazione di uno scambio di embrioni registrata a Napoli e i sospetti su una provetta mancante all’Ospedale San Paolo hanno aperto una falla nella fiducia tra pazienti e strutture pubbliche.
Non è solo uno scandalo locale: è la fotografia di un sistema che, nella quotidianità di centri e laboratori, poggia ancora troppo su procedure non omogenee e sulla discrezionalità operativa. L’indicazione che l’ASL Napoli 1 sia coinvolta nelle verifiche segnala che le istituzioni hanno preso la questione sul serio; ma prendere atto non basta. Quando si parla di cellule, di embrioni, di vite potenziali, la trasparenza non è un optional, è il prerequisito della medicina pubblica.
Occorre intervenire su tre fronti immediati. Primo: standardizzare e rendere obbligatoria la tracciabilità digitale degli ovociti, degli spermatozoi e degli embrioni, con sistemi a catena di custodia tracciabile (codici a barre, registri elettronici immutabili e timbrature automatiche) che lascino una pista verificabile in ogni passaggio. Secondo: rafforzare la vigilanza esterna, con audit periodici da parte dell’ASL e certificazioni indipendenti per i centri che praticano procreazione assistita. Terzo: garantire ai pazienti accesso chiaro e tempestivo alle informazioni sul percorso dei loro materiali biologici, senza linguaggi burocratici che confondono e allontanano.
Questi non sono capricci tecnologici ma condizioni minime di responsabilità. Una videocamera di sorveglianza ben posizionata, una firma digitale al passaggio di una provetta, un registro consultabile dal paziente riducono non solo il rischio di errore, ma anche la possibile speculazione mediatica che segue ogni incidente. E poi c’è l’effetto più prezioso: ricostruire una fiducia lesa, che è il vero capitale della sanità pubblica partenopea.
Napoli non può permettersi di lasciare questioni simili alle improvvisazioni del singolo reparto. Serve un piano condiviso: ASL, Regione, ospedali e associazioni dei pazienti devono sedersi a un tavolo e dettare regole chiare, sanzioni certe e percorsi di comunicazione trasparente. Solo così la città potrà restituire serenità a chi affida la propria speranza alla scienza e alle istituzioni.