Home Campania Procida, 13enne sorpreso dopo la truffa: l’emergenza baby-truffatori…
Campania

Procida, 13enne sorpreso dopo la truffa: l’emergenza baby-truffatori che mette alla prova famiglie e fiducia sociale

Un tredicenne bloccato a Procida con soldi e gioielli dopo aver raggirato un’anziana riaccende il tema dei minori impiegati nelle truffe. Serve una risposta coordinata fra istituzioni, banche e scuole.

Di Nina Chirico18 Agosto 2026 - 14:2712 minuti fa 2 min di lettura
Procida, 13enne sorpreso dopo la truffa: l’emergenza baby-truffatori che mette alla prova famiglie e fiducia sociale

Sull’isolotto di Procida un tredicenne è stato sorpreso con circa 1.500 euro e gioielli dopo una truffa ai danni di un’anziana: un episodio che non è solo cronaca, ma un campanello d’allarme su una modalità di raggiro ormai diffusa nelle città della nostra provincia.

Le forze dell’ordine sono intervenute, sequestrando il denaro e gli oggetti rinvenuti; l’adolescente è nel rispetto della presunzione d’innocenza oggetto degli accertamenti. Anche se ogni caso ha le sue specificità, gli investigatori riconoscono nei meccanismi del raggiro — il falso pubblico ufficiale, il pretesto del controllo o del pacco — schemi che fanno leva sulla fragilità e sulla fiducia degli anziani.

Il dato che colpisce è un altro: a compiere questi reati sono sempre più spesso minorenni. Questo non è solamente un problema di legalità ma di cura sociale. Dove finisce la responsabilità della famiglia e dove inizia quella della comunità? Non è tempo di facili condanne: ci sono famiglie che lottano con povertà, dispersione scolastica o carenze educative, e ci sono percorsi di devianza che si instaurano in pochi mesi. La presenza di un ragazzino nei circuiti di raggiro può essere indice tanto di sfruttamento da parte di adulti quanto di un vuoto educativo che nessuna casa può colmare da sola.

La risposta obbligatoria è multilivello. Sul piano dell’ordine pubblico serve il presidio e la prevenzione: questure e polizie locali devono continuare i controlli e le indagini, ma anche comunicare meglio alle fasce vulnerabili. Le banche e gli uffici postali hanno già protocolli per bloccare prelievi sospetti e segnalare operazioni anomale, ma serve estenderli e semplificarli per gli anziani. Il Comune, la Prefettura e le associazioni di volontariato possono creare sportelli informativi e reti di prossimità: un numero utile, un controllo del vicinato, incontri nelle parrocchie e nelle piazze per spiegare i raggiri più frequenti funzionano più di qualsiasi slogan.

Infine, non si può dimenticare il futuro del ragazzo fermato: misure che puntino solo al carcere rischiano di peggiorare un problema che nasce spesso nella socialità e nella povertà. Percorsi educativi, servizi sociali attivi e percorsi di responsabilizzazione sono strumenti che proteggono gli anziani oggi e tolgono materia prima alle reti del crimine domani. La sfida è chiara: non lasciare solo né la vittima né il giovane autore, perché la posta in gioco è la fiducia tra generazioni, quel tessuto sociale che, una truffa dopo l’altra, rischia di disfarsi.