Quando la Regione ha annunciato che «non esistono incompatibilità» per l’assessore Cuomo, il messaggio ufficiale è stato chiaro: la nomina è a tutti gli effetti blindata. Su una cosa però lo sport napoletano non transige: fiducia e trasparenza vanno guadagnate sul campo, non dichiarate a tavolino.
Non si tratta di mettere in discussione persone; si tratta di mettere in ordine le regole. Le decisioni regionali sullo sport — dagli affidamenti degli impianti alle erogazioni di contributi, dai bandi per eventi alla concessione di patrocinii — hanno impatto diretto sulla vita delle società, dei tifosi e delle imprese locali. Quando la verifica delle incompatibilità resta un atto esclusivamente amministrativo, senza che ne siano pubblicati criteri, documenti e motivazioni, il sospetto che si tratti di una protezione preventiva è facile da coltivare.
Per uno che si occupa di sport a Napoli, la posta in gioco è concreta: chiarire chi decide, con quali parametri e con quali garanzie. La città non ha bisogno di una polemica gratuita, ma di strumenti certi — un registro pubblico degli interessi, protocolli di ricusazione chiari, e il ricorso a organismi terzi quando la materia lo richiede. Strumenti che non limitano l’azione degli assessori, ma ne danno legittimazione agli occhi dei cittadini e degli operatori.
Chiedere trasparenza non è un attacco: è tutela dell’azione pubblica. Organismi come l’ANAC o la Corte dei Conti sono chiamati a indicare standard; il Consiglio regionale e la giunta possono e devono rendere pubbliche le motivazioni che hanno portato alla conclusione «nessuna incompatibilità». Solo così l’assenza formale di conflitti diventa una garanzia sostanziale e non un paravento amministrativo.
Il tifoso napoletano, che segue la squadra e gestisce il piccolo club di quartiere, non vuole drammi ma chiarezza. Se la Regione intende davvero chiudere ogni polemica, la strada è semplice: rendere visibili le carte e rafforzare i controlli indipendenti. In mancanza di questo, la dichiarazione di “nessuna incompatibilità” rischia di restare una dichiarazione di comodo, e sul campo, alla fine, contano i fatti concreti più delle parole.
