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Capri, le caprette che scoprono il vuoto di governo

La presenza massiccia di capre nelle strade di Capri è più che un episodio folkloristico: rivela lacune organizzative, assenza di regole chiare su pascolo e controllo animale e un’impostazione turistica che fatica a governare il territorio.

Di Nina Chirico21 Agosto 2026 - 03:1217 ore fa 2 min di lettura
Capri, le caprette che scoprono il vuoto di governo

Le caprette che girano per le vie dell’isola non sono un’attrazione curiosa ma il campanello d’allarme di una gestione pubblica assente.

Negli ultimi giorni l’immagine delle capre che attraversano vicoli, lambiscono cassonetti e si avvicinano a bar e ristoranti ha fatto il giro dei social. Il sindaco Martone, chiamato a rispondere, si è limitato a dire «non è colpa mia». La battuta fotografa la frustrazione dell’opinione pubblica: più che un episodio isolato, qui si vede chiaramente il vuoto di governance su questioni concrete che incidono sulla vita quotidiana dell’isola.

Non è questione di folklore o di cartoline: un animale che vaga tra i rifiuti tocca nodi pratici e istituzionali. L’igiene pubblica, la tutela della salute animale e umana, la sicurezza di pedoni e automobilisti — specie nelle strette vie capresi — richiedono regole e controlli. Allo stesso tempo la gestione del territorio, tra private proprietà, terreni incolti e aree protette, reclama una regia che coordini Comune, eventuali enti parco e la Prefettura, senza lasciare tutto alla buona volontà o al caso.

Il tema è anche economico: chi lavora nel turismo sa che l’immagine è fragile. Un episodio di curiosità diventa presto un rischio reputazionale se si confonde l’idea di un’isola curata con quella di un luogo dove la manutenzione e l’ordine dipendono dall’improvvisazione. Ma non basta pensare alla comunicazione. Servono misure pratiche — censimenti animali, regole chiare sul pascolo, una politica dei rifiuti più rigorosa, e un servizio di vigilanza sanitaria che impedisca al degrado di diventare emergenza sanitaria.

Il rimpallo di responsabilità non è una novità nella gestione di territori complessi, ma diventa insopportabile quando a pagarne le conseguenze sono cittadini, operatori economici e lo stesso patrimonio naturale dell’isola. Le capre che passeggiano sono, in questo senso, un simbolo: mostrano dove manca il filo che le istituzioni dovrebbero tendere tra tutela ambientale, ordine pubblico e sviluppo turistico sostenibile.

Se la replica istituzionale si limita a esclamazioni o a foto condivise, il problema resterà. Capri ha bisogno di decisioni coordinate e rapide, non di aneddoti da cartolina: una politica locale capace di regole condivise e controlli efficaci è l’unica risposta seria a un fenomeno che, se non governato, rischia di crescere e di trasformare un richiamo identitario in un problema strutturale.