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Campi Flegrei, non basta l’emergenza: serve una legge che tenga

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Il bradisismo ai Campi Flegrei è una condizione permanente: lo ha ricordato anche il presidente Fico. Non servono solo stati di emergenza occasionali, ma una cornice normativa che metta ordine a pianificazione, fondi e responsabilità.

Il bradisismo ai Campi Flegrei non è un’emergenza episodica: è una condizione permanente che richiede una legge speciale, non solo proclami e provvedimenti tampone.

Il presidente della Camera Roberto Fico lo ha ricordato con nettezza: lo stato d’emergenza si apre e si chiude, il fenomeno geologico resta. Quella osservazione dovrebbe spostare il dibattito oltre il ritmo degli annunci e porre il tema sul tavolo della politica nazionale con concretezza e tempi lunghi.

La prima verità scomoda è amministrativa: gestire il rischio bradisismico non significa soltanto attivare protezione civile e ordinanze quando il livello di allerta sale. Significa avere piani urbanistici coerenti, risorse finanziarie programmate su più anni, mappe di evacuazione aggiornate e infrastrutture che resistano a fenomeni progressivi. Senza una cornice normativa che chiarisca competenze e procedure, ogni intervento rischia di essere frammentario e dipendente dalle congiunture politiche.

Non è un pamphlet tecnocratico: è una questione pratica per famiglie, commercianti, amministrazioni locali. Quando la gente percepisce che la risposta è improvvisata, cala la fiducia e aumentano paure e speculazioni immobiliari. Una legge speciale può stabilire chi decide su vincoli e risarcimenti, come si finanziano le misure di prevenzione e quale mixer di strumenti — monitoraggio scientifico, ordinanze edilizie, piani di emergenza territoriale — va applicato in modo coordinato tra Stato, Regione, Comune e protezione civile.

Il nodo politico non è secondario. Le misure emergenziali hanno il vantaggio di agilità, ma il difetto di temporaneità: dipendono da scelte circostanziate e spesso non lasciano infrastrutture o risorse durevoli. Servono norme che garantiscano stanziamenti pluriennali e responsabilità chiare; servono, soprattutto, regole che rendano sostenibile e prevedibile la convivenza con un territorio che ha valore ambientale, economico e sociale.

Il punto di partenza è proprio il monito recente: non si può ragionare solo quando la lancetta si muove. Mettere mano a una legge speciale significa innanzitutto progettare l’ordinaria eccezione — cioè trasformare la risposta in politica pubblica stabile — e restituire ai cittadini strumenti chiari per sapere cosa fare e a chi rivolgersi. Se la politica vuole davvero tutelare Napoli e l’area flegrea, cominci dal dare a questo rischio la cornice giuridica che merita.