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Acqua di Napoli: parole non bastano, servono garanzie vincolanti

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L’appello dell’ABC non può restare un gesto simbolico: per difendere l’acqua pubblica a Napoli servono clausole contrattuali inoppugnabili, trasparenza sugli investimenti e controlli indipendenti che garantiscano gestione pubblica e qualità per tutti.

A Napoli l’acqua non è soltanto un bene: è un patto civico che rischia di dissolversi se resterà affidato alla buona volontà delle parole. L’appello dell’ABC perché il servizio idrico rimanga pubblico apre una finestra che non si può chiudere con la retorica.

Il dibattito locale non è astratto: riguarda tariffe, qualità, manutenzione delle reti e gli investimenti necessari a ridurre perdite e disservizi nelle periferie. Per anni i cittadini hanno visto promesse sul piano acqua che non sempre hanno prodotto risultati tangibili. Per questo le garanzie richieste dall’azienda meritano di essere prese sul serio: non come slogan, ma come impegni giuridicamente vincolanti.

Non si tratta di demonizzare ogni forma di collaborazione con operatori privati, ma di assicurare che qualsiasi scelta impedisca la privatizzazione di fatto del servizio. Le clausole vincolanti devono specificare proprietà pubblica degli asset strategici, limiti chiari a cessioni o conti societari che possano indebolire il controllo pubblico, e strumenti per verificare che gli investimenti annunciati siano effettivamente realizzati sul territorio cittadino e metropolitano.

Accanto alle clausole serve trasparenza reale: piani degli interventi pubblicati in forma leggibile, audit indipendenti sulle attività e dashboard pubbliche sullo stato degli investimenti e sulla qualità dell’acqua per quartiere. Il controllo non può essere lasciato a decisioni opache in stanze chiuse: il Comune, il Consiglio comunale e le autorità di controllo devono avere accesso e potere di intervento rapidi. Coinvolgere associazioni territoriali e comitati è un modo per tradurre controllo democratico in controllo efficace.

La posta in gioco è alta ma concreta: acqua potabile, costi sostenibili per le famiglie e la manutenzione delle infrastrutture che attraversano Sanità, Vomero, Pianura e ogni angolo dell’area metropolitana. Difendere l’acqua pubblica non è politicamente comodo né ideologicamente puro: è una questione di buon governo. Se l’ABC ha chiesto garanzie, il passo successivo spetta alle istituzioni cittadine e regionali: trasformare le parole in clausole e i propositi in meccanismi verificabili. Napoli non può permettersi che il tempo scorra senza tutele concrete.