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Calcio europeo: crescono i ricavi ma solo la metà dei club chiude in utile

Di Redazione12 Agosto 2026 - 18:2531 secondi fa 3 min di lettura
Calcio europeo: crescono i ricavi ma solo la metà dei club chiude in utile

Il calcio europeo, una potente industria da oltre 38 miliardi di euro, sta affrontando un momento cruciale: dietro la facciata di crescita esponenziale si nascondono diseguaglianze sempre più marcate. Un recente studio del Boston Consulting Group, intitolato “The Three Forces Reshaping the Beautiful Game,” evidenzia tre elementi chiave che potrebbero ridefinire il futuro di questo sport: l’economia, la governance e il calendario.

Da una parte, il fatturato delle venti squadre più ricche del continente supera i 11 miliardi di euro, rappresentando oltre la metà delle entrate delle cinque principali leghe europee. Questa concentrazione è soprattutto attribuibile all’enorme aumento dei diritti televisivi, con la Premier League che ha visto un balzo dei ricavi internazionali da circa 500 milioni di sterline nel 2010 a oltre 2,2 miliardi attuali. Un ciclo virtuoso che si autoalimenta, in cui maggiori introiti si traducono in investimenti più consistenti sui giocatori, aumentando così l’attrattiva commerciale delle competizioni.

Tuttavia, la crescita dei ricavi non si traduce necessariamente in stabilità finanziaria: quasi la metà dei club della prima divisione chiude i bilanci in perdita. Negli ultimi anni, il rapporto tra stipendi e ricavi ha raggiunto il 64% nelle cinque grandi leghe europee, ben oltre i limiti delle leghe nordamericane che adottano tetti salariali. La stagione 2022-23 ha visto le squadre di Premier League spendere circa 5,7 miliardi di sterline su acquisti, una cifra che ha superato il 90% dei ricavi totali.

In risposta a questa situazione, la UEFA ha implementato un limite che consente solo il 70% dei ricavi a essere destinati a stipendi, trasferimenti e commissioni agli agenti, per i club che partecipano alle competizioni europee. Allo stesso tempo, i gruppi multi-club stanno emergendo come nuovi attori, con circa 400 società distribuite a livello globale sotto il loro controllo.

Sul panorama internazionale, anche nuovi rivalità stanno emergendo: i club sauditi hanno investito circa un miliardo di dollari in un’unica finestra di mercato, mentre la Major League Soccer ha raggiunto una media di oltre 21.000 spettatori a partita. Parallelamente, il calcio femminile è in crescita, con un fatturato di circa 800 milioni di dollari all’anno.

Un ulteriore aspetto critico concerne il calendario agonistico. L’espansione della Champions League e l’aumento delle competizioni, come la Conference League e i Mondiali che nel 2026 accoglieranno 48 squadre, stanno saturando l’agenda dei calciatori. Maheta Molango, CEO della Professional Footballers’ Association, ha avvertito che tra le 50 e le 60 partite stagionali si palesano aumentati rischi di infortuni e affaticamento, una soglia già superata da molti calciatori di élite.

Manifestazioni del futuro del calcio europeo potrebbero rivelarsi in molti modi: una possibilità è un ecosistema finanziariamente più sano pur dominato da una ristretta élite; un’altra prevede una collaborazione tra campionati minori per contrastare il predominio delle potenze calcistiche. I giocatori stessi potrebbero imporre limiti al numero di partite attraverso accordi collettivi o richieste legali. Infine, sarà interessante osservare se avrà successo un nuovo formato calcistico, più snello e adattato ai gusti di un pubblico giovane.

La sfida per il calcio europeo si estende oltre l’aspetto economico. Trovare un equilibrio tra crescita commerciale, sostenibilità, competitività e tutela della salute degli atleti è cruciale: l’incertezza sul futuro di una macchina sempre più ricca, ma potenzialmente fragile, è una realtà da non sottovalutare.