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Vomero sotto choc: lo Stadio Collana da tempio a degrado
Nel Vomero, quel ruggito di folla che sale dalle strade strette del quartiere non si spegne mai. Lo Stadio Arturo Collana, cuore pulsante di Napoli, ha visto vittorie epiche e drammi dimenticati, ma oggi pulsa di una nuova vita che divide i napoletani.
Costruito nel 1929, quando il Vomero si trasformava in un quartiere borghese tra ville e funicolari affollate, l’impianto arrivò con un nome fascista: Stadio XXVIII Ottobre. Architettura in cemento armato, pista di atletica intorno al campo da calcio. Innovativo, polivalente. Fin da subito, ospitava partite e raduni, diventando il salotto sportivo della città.
La guerra lo travolse. Occupato dai militari, trasformato in rifugio e deposito. Bombe su Napoli, ma il Collana resisteva. Dopoguerra: le tribune straripanti di tifosi del Napoli, in fuga dal San Paolo danneggiato. “Era un delirio di bandiere azzurre, un modo per respirare dopo le macerie”, ricorda Antonio Esposito, 82 anni, ex operaio del Vomero che da ragazzo scalava i muri per entrare gratis.
Anni ’50, passione pura. Migliaia urlano per il calcio, rugby, atletica. Ma i guai arrivano: crepe, cedimenti. Il declino parte negli anni ’60, con stadi nuovi che rubano la scena. Eppure, resiste. Scuole, dilettanti, eventi locali. Versatilità che lo tiene vivo tra i vicoli del quartiere.
Poi, il buio. 2017: chiusura totale per rischio crollo. Il Vomero protesta, petizioni, comitati cittadini. “Non possiamo perdere un pezzo di noi”, gridano i residenti. Riqualificazione urgente: tribune rifatte, sicurezza, spazi moderni. Riapertura nei primi 2020, tra polemiche e speranze.
Oggi, lo Stadio Collana è un mix di storia e futuro. Atletica, sport giovanili, forse altro calcio minore. Ma i napoletani borbottano: basterà per riottenere la gloria? Con lo stadio a due passi dal centro, tra traffico e piazze vive, chi investirà davvero? Il Vomero aspetta, e la tensione sale.
