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Secondigliano sconvolta: boss Di Lauro insegnava Telegram e Skype ai clan
“Ha la stessa testa del padre”. Parole secche, sussurrate da investigatori con anni di calle sulle spalle, per descrivere Vincenzo Di Lauro, il boss di Secondigliano appena arrestato.
Enzuccio, 48 anni, secondo dei dieci figli maschi di Paolo Di Lauro, “Ciruzzo ‘o Milionario”. Scarcerato nel 2015, ha preso in mano il clan di via Cupa dell’Arco. Niente sparatorie folli. Solo violenza mirata, basso profilo e un fiuto da squalo per i soldi puliti.
Il 17 ottobre i carabinieri del Ros e del Provinciale di Napoli lo incastrano. Ventisette misure cautelari firmate dal gip Luca Della Ragione. Emerge la sua “spiccata vocazione imprenditoriale”, scrive il giudice. Lecito e illecito, mischiati come in un cocktail esplosivo.
A Scampia e Secondigliano, dove il padre incassava quindici milioni al mese di droga, Enzuccio reinventa tutto. Fabbriche abusive, brand di moda, aste giudiziarie. Il flusso di coca è calato. Lui punta al riciclaggio.
“Era bravo coi computer, con i telefoni; usa Skype, Telegram, insegnava anche a noi”, racconta Salvatore Tamburrino, pentito creduto attendibile. Ex tramite di Marco Di Lauro, il fratello latitante preso nel 2019 grazie a lui.
Dopo quell’arresto, Vincenzo prende il comando. Visione da padre: affari, non faide. Opposta a Cosimo, morto in carcere nel 2022, che quindici anni prima aveva acceso la guerra di Scampia.
Dal 2015, rete di società con prestanome. Reticolo che si attiva appena libero. Nel 2018, la prima fabbrica di sigarette clandestine in Campania, ad Acerra. Materie prime da Bulgaria. Soldi da pizzo a Secondigliano, rompendo il tabù del padre. Commercianti spremuti dal gruppo Vanella Grassi. Circa 500mila euro. Ma la Guardia di Finanza irrompe il 7 dicembre.
Coinvolti Raffaele Rispoli, uomo di fiducia, la sorella Tina e il marito Tony Colombo. Il neomelodico finanzia, cerca capannoni a Roma. Insieme ideano il brand “Corleone”, magliette sponsorizzate da vip. Cartelloni per Napoli, pubblicità sui giornali. Ispirato alla Sicilia, dice lui. Ma per gli inquirenti, è riciclaggio.
Poi la bevanda 9mm, lattina a forma di proiettile. “Enzo Di Lauro è un uomo con le palle, diventato signore”, dice una intercettata in auto con un’amica. Parla di Tina Rispoli: “Donna che comanda gli uomini”. E le aste giudiziarie, nuovo oro nero. Denaro sporco ripulito con i Licciardi dell’Alleanza. Lacune normative come autostrade.
A Secondigliano, i vicoli sussurrano. Vincenzo era l’imprenditore. Ora in cella. Chi guiderà il clan? Marco è dentro. I soldi della droga tornano a scorrere? O è la fine di un’era? Napoli trattiene il fiato.
