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Napoli, choc scommesse illegali: 330 anni carcere per Licciardi-Russo
Napoli, aula bunker di Poggioreale. Un impero camorristico si nasconde dietro uno schermo: non pistole nei vicoli, ma server esteri che incassano migliaia di euro al giorno dal gioco d’azzardo illegale.
Il processo con rito abbreviato volge al termine. La Dda ha chiuso la requisitoria contro 27 imputati. Al centro, l’alleanza tra i Licciardi della Masseria Cardone e i Russo di Nola. Un sodalizio che ha rivoluzionato il business criminale.
Meno sparatorie, più clic. L’ordinanza cautelare da 461 pagine dipinge un cambio epocale. I clan puntano sulle scommesse online. Piattaforme come goodbet.com o planet365.me, server all’estero. Zero controlli dell’Adm, fisco e antiriciclaggio saltati.
Da Nola a Marigliano, fino ai quartieri centrali di Napoli. Decine di agenzie fungono da copertura. Qui i clienti puntano da banco, ma i soldi finiscono in un network invisibile. Una holding criminale 2.0.
Gennaro Licciardi, 35 anni, figlio del boss Vincenzo dell’Alleanza di Secondigliano. Lui e lo zio Antonio ai vertici. Con i Carella, i Russo, i Fabbrocino. Definiscono strategie, controllano flussi, garantiscono l’ombra intimidatoria.
Sotto, i tecnici: Endri Alla e Mario Maiello gestiscono i server. Domenico Cavezzi e Giovanni De Maria espandono la rete. A Nola, il clan Russo comanda le agenzie. Commerciali dell’illegalità, radicati nel territorio.
Il metodo antico riaffiora nei debiti. Un caso: 88mila euro non pagati. Il debitore resiste. Parte l’intimidazione mafiosa. Online i soldi, offline la paura. Napoli sa bene cosa significa.
“Abbiamo colpito il cuore di una nuova camorra, digitale ma radicata nei vicoli”, dice il pm della Dda, chiudendo la requisitoria. Richieste severe: da 27 anni per Sebastiano De Capua a 6 per Endri Alla. Gennaro Licciardi a 12.
Le difese ribattono. Territorio contestato, prove indiziarie. Ma Poggioreale trattiene il fiato. Quartieri come Secondigliano e Nola vivono questa tensione ogni giorno.
Sentenze in arrivo. Questa holding reggerà al giudizio? O è solo l’inizio di una guerra invisibile contro la camorra online? Napoli attende, e il dibattito infuria.
