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Sannio: smantellato il racket dell’usura, sei anni di terrore e profitti illeciti
Benevento brucia sotto il peso di un’ingiustizia che finalmente trova voce. Michele De Rosa e Adriana Pruscino, una coppia di Telese Terme, hanno ricevuto una condanna di sei anni per usura ed estorsione. Una sentenza emessa dal GIP Maria Amoruso, che segna un passo significativo nella lotta contro la criminalità.
Il caso è scottante: una donna di 42 anni ha denunciato di essere stata costretta a restituire il doppio di un prestito di 6mila euro, un meccanismo spietato di sfruttamento che ha trasformato la sua vita in un incubo. Minacce tramite WhatsApp, intimidazioni sempre più gravi, fino alla promessa di violenza fisica. Un clima di terrore che ha forzato la vittima a vivere in uno stato di angoscia costante.
“La paura è paralizzante, ma denunciare è l’unico modo per liberarsi,” ha dichiarato l’avvocato Antonio Picarella, responsabile dell’Ufficio Legale dell’associazione SOS Antiracket Antiusura. Grazie al suo supporto e a quello della sua squadra, la donna ha trovato il coraggio di ribellarsi al giogo usuraio. Il lavoro instancabile di avvocati come Picarella e Tommaso Battaglini dimostra che la solidarietà può tracciare un solco di speranza in questo contesto disperato.
Società che non tollera più: “Questa sentenza accende i riflettori su una gravità spesso sottovalutata nel Sannio,” ha commentato Battaglini. La condanna è un messaggio forte, una risposta dello Stato che non si piega ai tentativi di condizionamento economico.
Ma il cammino è lungo e irto di insidie. Quanto ci vorrà per liberare completamente il territorio dalla morsa dell’usura e dell’intimidazione? La battaglia, per molti, è solo all’inizio. La spinta verso la denuncia, la volontà di uscire da un incubo: sarà sufficiente? A Napoli, come nel resto della Campania, la chiarezza sulla giustizia è più che mai necessaria.
