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Rientro da incubo: Carotenuto e Mantovani raccontano le violenze subite in Flottilla
Roma – All’aeroporto di Fiumicino è atterrata una notizia che scuote l’opinione pubblica: Dario Carotenuto e Alessandro Mantovani, reduci della Freedom Flotilla diretta a Gaza, sono tornati liberi, ma non senza cicatrici. La loro avventura ha preso una piega drammatica quando la marina israeliana ha fermato la loro imbarcazione in acque internazionali.
«Abbiamo subito violenze fisiche», ha esclamato Mantovani, davanti a una folla di cronisti ansiosi di ascoltare i dettagli. Il suo sguardo tradiva l’orrore vissuto, mentre cercava di ricostruire quei momenti di panico al momento dell’abbordaggio.
Mentre i due italiani si godevano il rientro, il resto del gruppo veniva trasferito dal centro di detenzione di Ketziot all’aeroporto di Eilat. La Farnesina ha confermato che i partecipanti sono stati imbarcati su voli charter, un’operazione seguita con attenzione dai funzionari dell’ambasciata italiana a Tel Aviv.
Ma la mobilitazione dei sostenitori della causa palestinese non si ferma. La Global Sumud Flotilla ha giustamente alzato la voce denunciando le violenze subite. In un comunicato che sa di sfida, l’organizzazione ha annunciato la partenza di tre voli Turkish Airlines, scandendo orari precisi come un conto alla rovescia per la libertà.
La delegazione italiana non si tira indietro. «Non bastano condanne formali», tuonano, puntando il dito contro quella che descrivono come «l’autoproclamata unica democrazia del Medio Oriente». Le loro parole risuonano forti: «Azione politica è ciò che serve». L’appello è chiaro e deciso, e afferma: «Continueremo a fare pressione sulle nostre istituzioni fino a quando non saranno interrotti i rapporti con Israele. Libertà per la Palestina».
E ora, l’Italia è realmente pronta a schierarsi per i diritti umani o tutto si fermerà a una semplice eco di parole? Cosa succederà nei prossimi giorni? La questione rimane aperta, in balia di sviluppi che ancora non possiamo prevedere.
