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Napoli, passione azzurra eterna: De Luca riaccende il mito in «Tiri a porta»
Il profumo dell’erba tagliata fresca sui campi polverosi di Scampia e Secondigliano. Quel suono dei tacchetti che echeggia nei vicoli stretti di Napoli, mentre un nuovo libro riaccende la passione per un calcio che sa di sudore e sogni.
Si chiama “Tiri a porta”. L’ha scritto Flaviano De Luca, giornalista con il cuore azzurro. Edito da Intra Moenia, è sbarcato nelle librerie proprio ora che il Napoli festeggia i cento anni con lo scudetto fresco di gloria.
Non è roba da bar sport. È un tuffo nel cuore pulsante della città. Pagine che odorano di domeniche al San Paolo, ora Stadio Maradona, con la folla che urla unita contro il mondo.
De Luca racconta gli anni Sessanta. Quella prima Coppa Italia alzata al cielo. Da Canè a Juliano, dalla colonia argentina di Pesaola e Sivori, fino al mito di Maradona. Ma soprattutto, il rituale del popolo: la schedina compilata a mano, la radiocronaca che teneva col fiato sospeso interi rioni.
Fotografie d’epoca, oltre sessanta. Ragazzini che giocano in cortile, due sassi come porte. “Dappertutto scorre un briciolo di nostalgia per un’epoca più romantica e sensata, quella del Napoli di Altafini e Sivori”, dice l’autore. “Si cominciava al campetto vicino casa con due tiri a porta e si finiva al calar delle tenebre, correndo dietro a un Supersantos finito fuori”.
Napoli ci vive dentro. Quei maglioni portafortuna appesi come reliquie nei bassi di Forcella. L’attesa febbrile per il fischio d’inizio, il mare verde del campo che ipnotizza.
E la modernità? C’è il Pantheon azzurro. Record di Mertens, i guizzi di Lavezzi, i giganti come Osimhen e Koulibaly. Passato e presente si fondono in un’epopea che fa tremare i quartieri.
Ma mentre il Napoli domina, questa memoria resiste? In un calcio di algoritmi e streaming, quanti vicoli dimenticheranno quel pallone sgonfio? La città attende risposte, tra un tiro a porta e l’urlo della curva.
