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Agguato ai Decumani: chi era davvero l’obiettivo dell’operazione contro Saltalamacchia?
Un agguato a Napoli ha riaperto cicatrici mai rimarginate. La scorsa notte, in Largo Banchi Nuovi, il cuore pulsante della movida partenopea, un clima di festa è stato scosso da colpi di pistola che hanno gelato l’aria. La Polizia di Stato ha notificato la misura cautelare a uno dei presunti autori dell’attacco, già condannato in primo grado per un tentato triplice omicidio.
Quella frazione di secondo potrebbe cambiare la vita di molti. “Quando sono risuonati gli spari, sembrava di essere in un film”, racconta un testimone che ha assistito, atterrito, all’accaduto. I fucili hanno parlato in una piazza affollata, dove normalmente si festeggia, si balla, si vive. Ma non quella notte.
Il bersaglio dell’agguato, Nunzio Saltalamacchia, figlio della nota tiktoker Rosa Macor, ha ricevuto ferite lievi; il vero dramma l’ha vissuto Alessio Bianco, un pizzaiolo di 25 anni. Colpito da un proiettile all’addome mentre si trovava accanto ai ragazzi nel mirino, Alessio si è trovato catapultato in un incubo, finendo in condizioni disperate al Vecchio Pellegrini. I medici hanno parlato di interventi chirurgici complessi, ma nei giorni successivi la situazione è lievemente migliorata, regalando una flebile speranza di recupero.
L’epicentro del conflitto? Uno scontro tra due bande giovanili dei Quartieri Spagnoli, un’area dove la criminalità è un’ombra che aleggia costantemente. Sette arresti sono scaturiti dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia, ma la tensione rimane palpabile. Giovani tra i 20 e i 25 anni, alcuni con legami ad ambienti criminali consolidati, sono accusati di aver orchestrato l’agguato, con uno degli arrestati tornato in carcere dopo una sentenza di condanna.
“Gli spari si sono consumati in un contesto di festa, tra tavolini e musica. È un terribile campanello d’allarme per la nostra città”, sottolinea un agente di polizia che ha seguito le indagini. Il ritmo della movida è stato interrotto da un brutale atto che ha lasciato ferite profonde e interrogativi sospesi.
Le telecamere di sorveglianza hanno svelato i movimenti del commando, ricostruendo una trama di violenza premeditata. Ma cosa significa davvero vivere in un luogo dove le faide si scatenano a pochi passi dalle risate dei giovani?
Il provvedimento cautelare, all’esito della condanna, non dice tutto. Sopra la testa di chi vive in questa parte della città, aleggia un’incertezza spaventosa, con la giustizia che tenta di fare il suo corso, ma la sensazione di impunità sembra resistere.
La comunità è scossa, il malcontento aleggia nell’aria. Un dubbio resta: riuscirà Napoli a liberarsi da questa spirale di violenza?
