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Tragedia ad Airola: la commovente cerimonia per l’agente Francesco Corraro
Un’intera comunità in lutto, un silenzio carico di emozione ha avvolto la Chiesa Monumentale della SS. Annunziata di Airola, dove questa mattina si sono celebrati i funerali di Francesco Corraro, assistente capo coordinatore della Polizia Penitenziaria, scomparso prematuramente a soli 53 anni. I suoi colleghi, amici e cittadini hanno risposto all’appello di un’ultima saluto, unendosi in un abbraccio collettivo di cordoglio.
Francesco era una figura di riferimento all’interno della Casa di Reclusione di Arienzo, dove prestava servizio dal 2003. «La sua professionalità e il suo senso del dovere resteranno nel cuore di tutti noi», ha dichiarato un commilitone, visibilmente commosso. La cerimonia, caratterizzata da un rispetto profondo, ha messo in luce l’impegno quotidiano di Corraro e il coraggio con cui ha affrontato la malattia, una battaglia che ha affrontato con dignità.
Sul sagrato, un picchetto d’onore composto da sei colleghi in uniforme ha reso omaggio al servitore dello Stato, mentre le sirene delle auto del Nucleo Radiomobile hanno risuonato come ultimo saluto. I membri della Polizia Penitenziaria vegliavano attenti ai lati dell’altare, un simbolo del legame indissolubile che buscava in questa difficile professione.
Il Generale Vittorio Angelo Canu, rappresentante dell’Amministrazione Penitenziaria, ha voluto far sentire la sua vicinanza, così come Annalaura de Fusco, direttore della Casa di Reclusione. Tra i gesti di solidarietà, una corona di fiori dai colleghi ha testimoniato l’affetto e il rispetto che tutti provavano per lui.
Particolarmente toccante è stata la testimonianza del commissario capo Michele Pitti, definendo Corraro un “eroe silenzioso”. Struggenti sono state le parole rivolte ai figli, Carmen e Pasquale, e alla madre, Carmela Riccio: «L’eredità che vi lascia è quella di un padre che ha lottato con forza, sempre attaccato ai valori della famiglia». Queste frasi hanno tracciato un momento di intensa commozione, riempiendo la chiesa di un silenzio rispettoso.
La cerimonia di Airola ha dunque concluso non solo un capitolo di vita, ma ha lasciato un’eredità di impegno e dedizione. Mentre la comunità si unisce nel dolore, restano domande aperte su come mantenere viva la memoria di un uomo che ha rappresentato il meglio di se stesso. Saranno in molti a chiedersi come si potrà continuare a onorare la sua memoria, spingendo il dibattito sulla lotta quotidiana di chi vive per servire gli altri in situazioni difficili.
