Napoli, la fidanzata di Santo Romano: «Ogni ragazzo morto è un'emergenza per noi!»

Napoli, la fidanzata di Santo Romano: «Ogni ragazzo morto è un’emergenza per noi!»

“Ogni volta che dobbiamo mettere la faccia di un ragazzo innocente su una maglietta bianca è una perdita per tutti.” La voce di Simona Capone risuona forte e chiara nella chiesa gremita, ma è un appello che va oltre il contesto del funerale di Fabio Ascione, ucciso a Ponticelli nella notte del 7 aprile. È un grido che si rivolge a tutta Napoli, un invito a rompere il silenzio di un dolore che trascende le famiglie colpite.

Simona è legata a Santo Romano, un altro giovane vittima di un omicidio per futili motivi. “Le strade devono essere piene, dobbiamo fermarci tutti”, afferma con determinazione. Le sue parole non si limitano a una denuncia personale, ma abbracciano un’intera comunità. Per lei, la morte di un ragazzo non è solo un problema da affrontare in privato, ma una questione che riguarda tutti noi. “Quando muore un ragazzo, è un problema di tutti quanti noi.”

La frustrazione di Simona è palpabile. “Non bisogna più sperare che non accada più, bisogna agire.” La responsabilità si fa collettiva. C’è bisogno di educazione, di un intervento reale, perché sembra che i valori fondamentali siano smarriti. Queste sono parole che costringono a riflettere: cosa stiamo facendo per prevenire simili tragedie?

E mentre le sue parole echeggiano, emergono anche le omertà che circondano questa e altre vicende. “Hanno mentito, non hanno detto tutta la verità”, denuncia, esprimendo un’amarezza profonda per quella giustizia che sembra sempre sfuggente. Le sue accuse sono un richiamo a non girarsi dall’altra parte, un invito a confrontarci con una realtà scomoda.

Con un gesto di incredulità, Simona ricorda che i funerali si sono celebrati in chiesa, sottolineando l’assurdità di dover dire “fortunatamente” in un contesto del genere. “È una vergogna, io non ci sto.” La sua voce si spegne in una nota di disperazione, ma la sua lotta è solo all’inizio.

Napoli è in allerta, e il silenzio non è più un’opzione. Cosa possiamo fare per evitare che un’altra vita si spenga? La comunità è chiamata a rispondere, ma le strade rimangono vuote. La testimonianza di Simona rimane, e ora tocca a noi agire.

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