Arzano – È un colpo al cuore del potere camorristico quello che si è consumato ieri nella piccola cittadina alle porte di Napoli. Gli agenti della Sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali della Polizia di Stato hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro di beni da miliardi, relativo al noto boss Girolamo Scafuro, un nome che non ha bisogno di presentazioni.
“È un segnale forte contro la criminalità”, commenta un ufficiale della Questura, “non tollereremo più che questi soggetti prosperino nella nostra terra”. Ma cosa si nasconde dietro questo sequestro?
Scafuro, imprenditore nel settore delle onoranze funebri e indiscusso capozona del clan Moccia, ha influito sulla vita di Arzano per decenni. Le sue operazioni non riguardano solo funerali; sono la maschera di un dominio camorristico radicato, alimentato da rapporti di parentela e collusioni con vari clan. Il suo modello di business? Un intreccio di paura e potere, artefice di estorsioni e illecita concorrenza.
Nel 2020, Scafuro era stato sottoposto a sorveglianza speciale, ma ciò non ha mai fermato la sua ascesa. La sua storia è costellata di condanne gravi, dall’estorsione al furto militare. Oltre a diverse proprietà immobiliari, il sequestro ha colpito anche due società operative che, nel 2022, avevano già ricevuto provvedimenti interdittivi anti-mafia dal Prefetto di Napoli. Habemus un valore di circa due milioni di euro.
“Abbiamo agito per interrompere la longa manus della camorra”, afferma un investigatore, “ma la battaglia è lunga”. Scafuro, figlio di Antonio, assassinato nel 2007 in un agguato all’interno della sua agenzia, continua a minacciare la tranquillità di un’intera comunità. La sua ex moglie ha trovato un nuovo compagno in Giuseppe Monfregolo, attuale reggente del clan 167, anch’esso in carcere.
Le pompe funebri di Arzano continuano a essere un terreno di scontro, dove conflitti e alleanze si intrecciano. Un processo ha coinvolto già sette persone, tra ex dirigenti e gestori delle onoranze, accusati di reati gravi come falsità materiale e abuso d’ufficio. Le indagini partite nel 2017 hanno evidenziato un sistema infiltrato in ogni angolo del comune, un vero e proprio lavaggio di denaro e potere sotto l’apparente legalità.
Anche le autorizzazioni comunali sono state falsificate: diversi gestori avrebbero creato documenti fittizi per mascherare legami illeciti. Atti che parlano di una rete oleosa, collaudata nel tempo, in cui falsità e corruzione si alimentano a vicenda.
Arzano si ritrova così a vivere in un clima di ansia e incertezza. La solidità del potere di Scafuro sembra scricchiolare, ma è davvero finita? La comunità è pronta a rimanere in guardia, mentre la battaglia contro la camorra continua. Qual è il futuro che attende questa cittadina ancora scossa? La risposta resta sospesa nell’aria.