Napoli – Un dato che fa gelare il sangue: il 34% dei minori partenopei ha scommesso almeno una volta nell’ultimo anno. Non un gioco innocente, ma un rischio che si trasforma in dipendenza. È quanto emerge dalla ricerca “Valutazione del fenomeno del gioco minorile”, condotta dal Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II. La presentazione avverrà domani presso il suggestivo chiostro dei Santi Marcellino e Festo, ma i numeri parlano chiaro e mettono a nudo la realtà di un problema sempre più pressante.
L’analisi, diretta dal professor Luigi Caramiello, scava nei comportamenti dei giovanissimi e di quel limbo di età tra i 18 e i 24 anni. È un mondo in cui il gioco d’azzardo viene considerato un modo per sfidare le norme e i confini imposti. Nonostante i divieti, l’azzardo si infiltra nel quotidiano giovanile, alimentato da una percezione distorta del rischio e da una ricerca di affermazione personale che può risultare devastante.
“La situazione è preoccupante,” avverte un agente della polizia di Stato. “Abbiamo notato un aumento delle segnalazioni di minori coinvolti in scommesse. È un problema che va affrontato con urgenza.” Le parole risuonano mentre le strade di Napoli si animano, tra passeggiate e vigilanze, ma il fenomeno sembra sfuggire al controllo.
I ricercatori, tra cui nomi come Bifulco e Calia, sottolineano come questo non sia un problema isolato. È, piuttosto, un effetto collaterale delle disuguaglianze educative e reddituali. L’analisi incrocia il contesto legislativo con quello sociale: “La Legge Regionale 2/2020 è un passo, ma non basta,” spiegano. La vulnerabilità sociale e i modelli educativi fragili agiscono dunque come acceleratori di comportamenti a rischio. Il ruolo della famiglia e degli amici risulta cruciale: chi cerca conforto tra le scommesse potrebbe trarre maggiori danni da questo ambiente infestato da illusione di facili guadagni.
Ma non ci si ferma alla denuncia. La ricerca propone una soluzione concreta: una “Rete multilivello di protezione”. Un coordinamento tra scuola, famiglia e istituzioni, e addirittura tra i punti di gioco legale, che possa garantire una protezione vera e propria per i minori.
Il modello suggerito punta a un’azione sinergica, affinché il gioco d’azzardo non resti un tema tabù, ma venga affrontato con educazione e consapevolezza. La domanda è: riusciremo a mobilitare le energie necessarie per proteggere le nostre future generazioni, o ci limiteremo a osservare dall’esterno mentre i giovani sprofondano in una spirale senza fine? La risposta è nel nostro coinvolgimento.