Il mistero del «Libro Mastro»: il clan Contini nei guai, 66 fogli svelano tutto!

Il mistero del «Libro Mastro»: il clan Contini nei guai, 66 fogli svelano tutto!

Napoli – Un fruscio di carta ha scosso l’aria pesante dell’oscurità che avvolge le strade di Poggioreale. Non si tratta di un novello mistero letterario, ma di sessantasei fogli che, rinvenuti dai Carabinieri il 26 maggio 2022 nell’abitazione di un noto affiliato, hanno svelato il “DNA” del clan Contini. Nomi, cifre, flussi di denaro, e una gerarchia micidiale che operava clandestinamente in un’area fra San Carlo all’Arena, Vasto e Arenaccia.

Un’inchiesta di 342 pagine, firmata dal GIP Valentina Giovanniello, segna la fine di una holding di spaccio che trasformava Napoli in un immenso hub logistico per la cocaina. La novità? Non una piazza di spaccio immobile, ma una “Piazza dinamica”. Al cuore di questo business c’era un’utenza telefonica, asset prezioso che si passava da una mano all’altra, facilitando ordini rapidi ai pusher motorizzati. “Era un meccanismo oliato”, racconta un ufficiale delle forze dell’ordine. “Difficile da scoprire, veloce ed efficace”.

Emanuele Catena, 36 anni, conosciuto come “’o Biondo”, era il cervello di questa macchina. Coordinava consegne “porta a porta” garantendo che ogni cliente ricevesse la sua dose in tempi record. Non solo pusher occasionali: i collaboratori erano dipendenti retribuiti con “stipendi settimanali”. Una vera e propria azienda del crimine.

Il 13 febbraio 2023 segna un passaggio cruciale: il comando passa a Giovanni Scudiero e a suo figlio Alessandro. “Giannino”, figlio della sorella di Patrizio Bosti, il “padrino” del clan, portava con sé un legame di sangue che garantiva la legittimità della sua gestione. “Il clan non è mai stato in crisi. Ogni quota mensile veniva versata regolarmente”, ha dichiarato un informatore.

Geograficamente, il gruppo colpiva in modo capillare. Da Piazza Cavour fino a Piazza Mercato, passando per l’Arenaccia e il Vasto, la rete dei pusher si estendeva come un’ombra incombente. Le indagini hanno rivelato una struttura a sottogruppi, ciascuno specializzato: chi gestiva la cocaina e chi la marijuana, come Carmine Galiero, cognato di Catena. “Una sorta di franchising del crimine”, lo definiscono gli inquirenti.

Sorpresa: le donne non erano mere comparse. Mariarca Galiero e Carla Argenziano occultavano la droga, mentre Vincenza Esposito contribuiva attivamente al confezionamento. “Erano strategiche”, ammonisce un investigatore. “Coinvolte fino in fondo”.

Ma non c’è solo omertà: il lavoro investigativo si poggia su prove consistenti: perquisizioni, sequestri e soprattutto quei fogli manoscritti che hanno permesso di rinominare i protagonisti di questo dramma urbano. “Ci sono 15 sospettati”, afferma il magistrato, mentre l’attenzione rimane alta in città.

Tra strategie criminali e legami familiari, Napoli ha mostrato ancora una volta il suo volto instabile. La questione non è solo di giustizia, ma di sopravvivenza. Come reagirà la parte sana della città? Chi rimarrà intrappolato in questa tela? Le domande restano aperte, e il dibattito è solo all’inizio.

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