Sull’isola di Ischia, la notte di Capodanno si trasforma in incubo: soccorritori del 118 aggrediti mentre rispondono a un’emergenza. #Ischia #ViolenzaControEroi
Immaginate la scena: è la sera del 31 dicembre, l’aria frizzante di Ischia è piena del brusio festivo delle strade affollate, dove turisti e residenti si scambiano auguri sotto le luci delle decorazioni. Ma in un angolo meno idilliaco dell’isola, due soccorritori del 118 si trovano improvvisamente immersi in un turbine di caos, mentre cercano di prestare aiuto in un intervento d’emergenza. Quello che doveva essere un atto di routine si trasforma in un’aggressione brutale, lasciando l’autista con ferite al volto, all’orecchio, al collo e alla testa – traumi che, ancora oggi, provocano dolori lancinanti e ricordano quanto fragile possa essere il confine tra eroismo e pericolo.
Questa vicenda, resa pubblica dallo stesso autista che ha condiviso referti medici e una denuncia formale con il deputato Francesco Emilio Borrelli, porta alla luce non solo le cicatrici fisiche, ma anche quelle invisibili su un servizio essenziale. Le immagini diffuse mostrano ferite evidenti e l’ambulanza, quel simbolo di speranza per la comunità, ridotta a un relitto di metallo contorto. È un episodio che fa eco alle sfide quotidiane di chi opera in prima linea, in un contesto urbano come Ischia, dove il turismo e le sue ombre – come alberghi accusati di pacchetti irregolari e frequentatori con precedenti problematici – possono trasformare un intervento di soccorso in un rischio mortale.
La testimonianza della vittima
Nelle parole dell’autista, c’è il peso di un’esperienza che va oltre i fatti: «Durante il soccorso siamo stati aggrediti in maniera violenta». «Ho riportato traumi alla testa che mi causano ancora dolori intensi. Non tutto è visibile nelle foto, ma i referti medici parlano chiaro». Questa narrazione personale non è solo un resoconto, ma un invito a riflettere su come, in un territorio che vive di bellezze naturali e vita comunitaria, eventi del genere erodano la fiducia reciproca. È un promemoria sottile, quasi editoriale, su quanto gli operatori sanitari siano esposti, spesso senza protezioni adeguate, in ambienti che dovrebbero essere di supporto anziché di minaccia.
L’allarme del deputato Borrelli
Non stupisce che il deputato campano Francesco Emilio Borrelli abbia preso a cuore la storia, elevandola a un appello più ampio: «È inaccettabile che chi presta soccorso venga aggredito». «Si tratta dell’ennesimo episodio di violenza gratuita contro lavoratori essenziali. Colpire un operatore del 118 significa minare un presidio di sicurezza e civiltà». Con un tono riflessivo e urgente, Borrelli sollecita indagini approfondite e misure per proteggere chi rischia la vita per gli altri, evidenziando come questi atti non siano isolati, ma un segnale di fragilità sociale. «Non possiamo tollerare feriti tra chi salva vite. Servono responsabilità chiare e provvedimenti immediati». È una chiamata che risuona nelle comunità locali, ricordandoci quanto l’impatto di tali violenze vada oltre l’individuo, toccando il tessuto stesso della convivenza in luoghi come Ischia.
Alla fine, storie come questa invitano tutti noi a considerare come, in un mondo connesso e in movimento, proteggere chi ci aiuta non sia solo un dovere, ma un atto di umanità che rafforza il legame tra persone e territorio.
