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Giugliano, 8 anni per Salvatore D’Agostino: il dramma del vicino colpito dopo una semplice provocazione al bar
Il clangore dei proiettili risuona ancora nelle strade di Giugliano, e il 62enne Salvatore D’Agostino dovrà scontare otto anni di reclusione per aver tentato di uccidere Domenico Quaranta, 50 anni. Una condanna che arriva al termine di un’intricata udienza preliminare, dove la tensione era palpabile in aula.
“È un atto inaccettabile, la comunità non può tollerare simili gesti,” ha dichiarato un agente dei carabinieri presente al processo. E non si può dargli torto. Il 13 giugno 2025, in una calda serata, il dramma si è consumato davanti a un bar in via Oasi Sacro Cuore. D’Agostino, armato di pistola, non ha esitato a sparare quattro colpi, colpendo Quaranta al torace, alla gamba destra e al piede sinistro. Un agguato che ha scosso un intero quartiere, solitamente tranquillo.
La scintilla di questa violenza? Un banale sfottò. La vittima, spesso ironica nei confronti dell’aggressore, aveva scatenato la furia di D’Agostino che, qualche sera prima dell’assalto, aveva abbandonato un alterco verbale senza rispondere. Tuttavia, il silenzio di quella notte non ha placato la vendetta che, armato di pistola, lo ha portato a rientrare al bar. Senza una parola, ha tirato fuori l’arma e ha aperto il fuoco.
Dopo l’accaduto, D’Agostino ha cercato rifugio presso l’abitazione di una zia anziana, ma la sua fuga è durata poco. I carabinieri della Compagnia di Giugliano lo hanno rintracciato e arrestato all’alba del giorno successivo. Non è stata una cattura difficile, grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza e al riconoscimento della vittima, insieme a varie testimonianze che hanno confermato la ricostruzione.
Nel corso del giudizio, D’Agostino ha tentato di attenuare la sua colpa sostenendo che non voleva colpire Quaranta, ma solo sparare a terra. Una versione che il giudice ha rifiutato, considerando invece le gravità delle accuse: tentato omicidio, porto illegale d’arma da fuoco e ricettazione. Da allora, l’imputato è rimasto nel carcere di Poggioreale, mentre la comunità si interroga su come possano nascere tali atti di violenza in un contesto urbano come quello di Giugliano.
Ora, i cittadini si chiedono: quale sarà il prossimo passo per riportare la quiete in un territorio colpito da eventi così drammatici?
