Editoriale
Napoli sconvolta: clan Porticati estorce 1200 euro per scarcerazione con medici
Nel parlatorio del carcere di Poggioreale, un medico fa l’occhiolino e promette la libertà. Costa 1.200 euro, e il clan dei Porticati è pronto a pagare.
È il 21 luglio 2022. Giorgio Marasco, detenuto, incontra i genitori. Le microspie della polizia catturano tutto. Non si parla di cure, ma di un piano per fregare il sistema.
Giorgio esulta con la madre: “Ha detto non è compatibile al carcere il ragazzo… mi faceva l’occhiolino lui… Questo medico è un mostro! Wua, eh che mi ha fatto!”.
Il padre svela il prezzo: “Oh Giò, vuole 1.200 euro!”. Una visita “sistemata”, un certificato falso per gli arresti domiciliari. Il dottore? Un nome noto agli archivi: precedenti per truffa e falso dal 2006.
Poggioreale ribolle. Napoli lo sa: qui il clan dei giovani dei Porticati, capitanato dal baby boss Patrizio Bosti Junior, non si arrende alle sbarre. Manipola, corrompe, comanda.
Bosti Jr. si avvicina al tavolo dei Marasco. Parla col padre di Giorgio: “Una cortesia… non gli dare più soldi, ti voglio bene. Io gli do tutto quello che gli serve”. È il welfare criminale: il capo paga la “spesa” ai suoi, rafforza il vincolo.
Intorno, tensione palpabile. Giorgio avverte: “Nel reparto vogliono fare la rivolta… ora succede un bordello qua dentro”. La madre racconta di una donna sorpresa con tre microtelefoni nascosti, fermata ai controlli. Animi surriscaldati, sequestri di cellulari, echi dei vecchi padrini Contini.
L’ordinanza del gip Abagnale smaschera l’ecosistema. Medici prezzolati, boss che gestiscono il territorio carcerario come i vicoli di Napoli. Un referto al mercato nero, la libertà su misura.
Ma Poggioreale è solo l’inizio. Quanti altri certificati falsi girano? E chi proteggerà i cittadini da questa rete che si allunga oltre le mura?
