Editoriale
Choc a Torre Annunziata: dimissioni del sindaco Cuccurullo dopo affondo del Procuratore
Torre Annunziata sotto shock: il sindaco Corrado Cuccurullo si dimette a sorpresa, poche ore dopo la cerimonia di demolizione di Palazzo Fienga, la vecchia roccaforte del clan Gionta.
L’edificio simbolo del malaffare campano inizia a crollare sotto i colpi delle ruspe. Ma la giornata, carica di significato, si trasforma in un scontro istituzionale che divide la città oplontina.
Alla presenza di Cuccurullo, seduto in prima fila con la fascia tricolore, il procuratore capo Nunzio Fragliasso non le manda a dire. “Troppe ombre e poche luci – ha tuonato – ci aspettavamo uno scatto in avanti dopo il commissariamento, non contiguità con la criminalità e illegalità nell’amministrazione”.
Parole dure, pronunciate tra le macerie fumanti di Palazzo Fienga, nel cuore di Torre Annunziata, quartiere segnato da anni di ombre mafiose.
Cuccurullo replica subito con una nota infuocata. “Gravi e ingiuste, colpiscono l’intera comunità”, scrive il sindaco uscente, respingendo ogni generalizzazione.
Rivendica i risultati: polizia municipale potenziata, videosorveglianza ovunque, beni confiscati recuperati e assegnati. Scuole sistemate, nidi per l’infanzia, finanziamenti rilanciati. E quella demolizione, fiore all’occhiello contro il clan.
“Collaborazione con Procura e Tribunale sempre prioritaria”, insiste. Ma avverte: “Serve responsabilità individuale, non accuse che mortificano chi lotta per la legalità”.
La goccia che fa traboccare il vaso? La delegittimazione pubblica. “Non è accettabile”, taglia corto. Torna al suo studio professionale, lasciando il Comune in bilico.
Torre Annunziata, tra le pieghe di Napoli e provincia, trattiene il fiato. Le ruspe abbattono il passato criminale, ma il presente brucia. Chi prenderà il timone ora? E quelle ombre, spariranno davvero?
