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Napoli, tensione alle stelle: ruspe sul covo Gionta a Palazzo Fienga
Le ruspe ruggiscono a Torre Annunziata. Palazzo Fienga, il fortino dei Gionta, trema sotto i primi colpi: oggi, 5 maggio, inizia la demolizione.
All’ingresso, la scritta sbiadita urla ancora: “Palazzo Fienga regna, V.G.”. V.G. è Valentino Gionta, il boss camorrista che ha seminato terrore negli anni ’80. Omicidi, estorsioni, pizzo: questo rudere in via Fienga era il cuore pulsante del clan.
Napoli trattiene il fiato. Torre Annunziata, con le sue strade strette e il Vesuvio sullo sfondo, ha visto troppa sangue. I Gionta dominavano qui, tra i vicoli di Oplontis antica e i capannoni industriali.
Le pale meccaniche mordono il cemento. Polvere ovunque. La folla si accalca dietro le transenne, occhi spalancati.
“È la fine di un simbolo malefico”, dice il capitano dei carabinieri Antonio De Vita, a capo delle indagini. “Palazzo Fienga nascondeva arsenali e riunioni letali. Ora lo cancelliamo per sempre”.
Testimoni locali annuiscono. “Quella scritta mi ha fatto paura per decenni”, confida un negoziante di via Plinio. “I Gionta passavano e tutti abbassavano lo sguardo”.
La demolizione è partita all’alba. Blindati della polizia presidiano la zona. Il Comune ha dato il via libera dopo anni di battaglie legali. Ma sotto le macerie, chissà quali segreti.
Il clan Gionta non è sparito. Nipoti e eredi girano ancora per Torre Annunziata. La camorra evolve, si nasconde nei palazzi nuovi.
Le ruspe non si fermano. Un piano dopo l’altro crolla. La polvere sale come un sudario.
E la città? Guarderà il vuoto lasciato da Palazzo Fienga, o quel vuoto si riempirà di nuovi fantasmi?
