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Morto Alex Zanardi, l’uomo che ha sfidato l’impossibile: addio a 59 anni
Alessandro Zanardi non ce l’ha fatta. Il guerriero delle quattro ruote e dell’handbike si è spento ieri sera, 1 maggio, a soli 59 anni.
La notizia ha colpito come un pugno allo stomaco. La famiglia, rimasta al suo fianco fino all’ultimo, ha diffuso l’annuncio stamattina. «Alex si è spento serenamente, circondato dall’affetto dei suoi cari», scrivono la moglie Daniela e il figlio Niccolò. Chiedono privacy in questo dolore immenso.
L’Italia intera è sotto shock. Da palazzo Chigi a ogni curva di pista, il cordoglio è unanime. Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, ha twittato subito: «L’Italia perde un grande campione e un uomo straordinario, capace di trasformare ogni prova in lezione di coraggio».
Zanardi era un fenomeno. Formula 1, due titoli CART in America. Poi quel maledetto schianto al Lausitzring nel 2001: gambe amputate. Ma Alex non si è arreso. Handbike, quattro ori olimpici tra Londra e Rio. Simbolo di resilienza pura.
Il Coni ordina un minuto di silenzio per tutto il weekend. La Federazione Ciclistica Italiana piange il suo mito: «Zanardi ha cambiato il volto della disabilità in Italia. Non si è mai voltato indietro».
Il mondo dello sport si ferma. Ma chi raccoglierà il suo testimone? Quanti Alex nasceranno da questa storia? L’Italia piange, e si interroga.
