Cronaca
Napoli, un lavoro che dovrebbe dare vita e non morte: il caso del diciassettenne di Nocera
Non possiamo più assistere in silenzio alla tragica morte di un diciassettenne sul lavoro. Quella di Nocera è una ferita aperta non solo per la famiglia del giovane, ma per l’intera comunità. Come è possibile che in un paese civile si possa morire a quell’età mentre si cerca di guadagnarsi da vivere?
La notizia di cinque indagati per omicidio colposo è una pioggia di silenzio assordante. È un chiaro segnale che circonda questo dramma: chi ha responsabilità nella sicurezza sui luoghi di lavoro deve rispondere. In gioco non ci sono solo sanzioni legali, ma dignità e rispetto per una nuova generazione che sogna un futuro migliore. “Non è accettabile che la scelleratezza costi vite”, ha dichiarato un attivista locale. E ha ragione.
È ora di dire basta a una cultura che tende a subordinare la sicurezza al profitto. In un periodo in cui il dibattito sulla sicurezza sul lavoro dovrebbe essere al centro delle politiche nazionali, eventi del genere ci ricordano quanto ancora ci sia da fare. Le istituzioni devono fare la loro parte; le aziende devono rivedere e mettere in pratica protocolli di sicurezza reali e non solo sulla carta.
La morte di un giovane rappresenta una sconfitta per tutta la società. Non possiamo permettere che questo accada di nuovo. Come possiamo far sì che i nostri ragazzi tornino a lavorare senza il timore di non tornare a casa? È una domanda che tutti noi dobbiamo porci. E la riposta deve arrivare subito, prima che un’altra vita venga spezzata nel nome di un profitto che non vale il costo umano.
