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Pagella elementare del Ventennio: lo shock scritto per i bimbi fascisti
Napoli, Rione Sanità. Una pagella ingiallita dal tempo, dimenticata in una soffitta polverosa, racconta l’indottrinamento dei bambini sotto Mussolini.
È il 1935, tredicesima era fascista. Un residente del quartiere, setacciando vecchi scatoloni di famiglia, inciampa in questo pezzo di storia. Frontespizio futurista: fascio littorio, aquila romana, baionetta affilata. In basso, netto: “Ministero Educazione Nazionale”. Sopra, “XIII Opera Balilla”. Per i piccoli tra gli 8 e gli 11 anni, il regime non lasciava scampo.
Apri la pagella. Accanto all’anno scolastico, l’era fascista. Numero tessera Balilla in alto a sinistra. Materie? Un mix che gela il sangue. “Nozioni varie e cultura fascista”. “Storia e cultura fascista”. “Lavori donneschi e manuali” per le femmine.
Le valutazioni si snodano su tre trimestri. Religione. Canto. Disegno e bella scrittura. Ortografia. Lettura ed esercizi di lingua. Aritmetica. Geografia. Scienze e igiene. Diritto ed economia. Educazione fisica. Disciplina. Cura della persona. Tutto sotto l’ombra del Duce.
“È impressionante quanto il fascismo entrasse nelle aule fin dalla quinta elementare”, dice il professor Luigi Esposito, storico locale e esperto di archivi napoletani. “Quei bambini erano già soldati in erba, plasmati per il regime”.
Nel caos di Napoli, dove le strade del Rione Sanità pulsano di vita antica, questa scoperta riaccende dibattiti. I balilla marciavano qui, tra vicoli stretti e palazzi sbrecciati. Urgenza pubblica: quanti documenti così giacciono ancora nascosti?
E oggi? In un’Italia che litiga sul passato, questa pagella sussurra domande scomode. Chi la custodirà? E cosa insegnerà ai nostri figli?
