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Figlio del boss Petriccione, pena shock: omicidio Iodice e droga a Napoli
Napoli trema ancora una volta nei labirinti di Secondigliano. Gaetano Petriccione, figlio del boss Salvatore detto “’o maenaro” dei Girati, clan Vanella Grassi, vede calare la sua condanna da 25 a 20 anni.
La battaglia giudiziaria è stata lunga e feroce. L’avvocato Gandolfo Geraci ha lottato fino in Cassazione per riconoscere il vincolo di continuazione tra reati vecchi e pesanti.
Parliamo dell’omicidio di Vittorio Iodice, killer del clan Di Lauro, sparato quando Petriccione era minorenne. E poi l’associazione mafiosa, il traffico di droga tra il 2008 e il 2009.
La svolta arriva dagli ermellini. Annullano il rigetto dell’Appello. Rinviato tutto per un nuovo esame.
La sesta sezione della Corte d’Appello di Napoli accoglie la tesi difensiva. L’omicidio? Funzionale all’ingresso del giovane nel clan. Collegamento temporale e causale tra i fatti.
Giudici chiari: serve un unico programma criminoso. Basta vicinanza nel tempo e contesto camorristico per dimostrarlo.
Pena ridotta. Cumulo a 20 anni. Petriccione è dentro dal luglio 2010. La scarcerazione? Non è più un miraggio.
“È una decisione che premia il rigore interpretativo della legge”, dice l’avvocato Geraci uscendo dal tribunale di Napoli. “Ma il percorso è ancora lungo”.
Secondigliano trattiene il fiato. I Girati, i Di Lauro, le guerre di un tempo che non muoiono mai. Lui uscirà prima. E poi? Ritorno in pista o vita nuova? La città aspetta, con gli occhi puntati sui vicoli.
