Ponticelli: il pizzo che ignora il silenzio. Gli abitanti alle prese con la micro-estorsione del clan De Micco/De Martino
Nelle strade di Ponticelli è in corso una guerra silenziosa, fatta di intimidazioni e paura, che non esplode in sparatorie spettacolari, ma si insinua lentamente nelle vite quotidiane dei residenti. Qui, la micro-estorsione è diventata parte della normalità, un incubo che si ripropone mese dopo mese per i cittadini più vulnerabili. Le scale dei palazzi, invece di essere luoghi di incontro e socialità, si sono trasformate in aree di dominio per il clan De Micco/De Martino.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, in questi complessi residenziali di edilizia popolare, la pulizia degli spazi comuni viene imposta con modalità coercitive. Non è una semplice offerta di servizio, ma un’imposizione alle famiglie che, per timore di ritorsioni, si vedono costrette a pagare delle quote per il “servizio di pulizia”. È un costo che molte di queste famiglie, già provate dalla crisi economica, non possono permettersi, ma obbediscono per non incorrere in più gravi conseguenze.
Al Lotto 10 di via Scarpetta, i nomi di Nicola Onori e Loredana Palmieri risuonano come simboli del terrore in atto. Condannati a pene severissime per i loro crimini, continuano a rappresentare la faccia visibile del controllo mafioso che opprime le vite delle persone. I residenti raccontano come chiunque osi opporsi venga affrontato con minacce violente, creando un clima di totale sottomissione.
Spostando lo sguardo verso il Parco Conocal, la situazione non cambia. Qui, una rete familiare legata al clan ha monopolizzato il racket delle pulizie, continuando a riscuotere quote da chi già vive in condizioni precarie. Le modalità operative dei Pignatiello, e delle donne che gestivano gli affari del clan, sono così radicate che i cittadini si sentono impotenti, temendo per la loro sicurezza e quella delle loro famiglie. “Dove vai quando non puoi nemmeno lamentarti?” è la domanda che molti si pongono.
Il problema si amplifica nel Lotto 5 e nel celebre complesso delle “5 Torri”, dove onori e Lazzaro stringono le redini sull’intera comunità, attuando lo stesso schema coercitivo. Le testimonianze delle vittime mettono in luce un quadro di miseria incontrollabile, in cui la paura diventa il principale motore dell’assoggettamento. “Non si tratta solo di soldi, è il controllo totale sul nostro vivere quotidiano”, affermano alcuni residenti.
Alla base di questa realtà, ci sono anche voci di pentiti. Rosario Rolletta ha raccontato come il clan De Martino si fosse adattato a raccogliere risorse economiche attraverso attività apparentemente insignificanti, come le pulizie condominiali. Per loro, si trattava di una “rendita fissa”, difficilmente tracciabile e da cui attingere per sostenere il clan stesso e le famiglie dei detenuti. “Sapevamo che quei soldi andavano alla famiglia De Martino”, ha dichiarato Pipolo, sottolineando la disperazione di chi si trova costretto a pagare per un servizio che non ha scelto.
Ma ora, con l’emergere di denunce e inchieste, la città di Napoli si trova di fronte a una questione cruciale: come si può risolvere questa spirale di paura e oppressione? I cittadini cominciano a chiedere a gran voce risposte. È tempo che le istituzioni non solo ascoltino, ma agiscano contro questa forma di estorsione che continua a colpire chi già vive in condizioni difficili.
La sensazione è che non si possa più accettare questo status quo. I punti di intervento sono molteplici e le vie d’uscita non mancano, ma la necessità di una risposta forte e concreta sembra più che mai urgente. Riuscirà la comunità a unire le forze per liberarsi dalle catene della camorra? La speranza è che il dibattito aperto sulla sicurezza e sui diritti civili porti finalmente a un cambiamento reale. La città ha bisogno di riprendersi il suo futuro, e il momento di agire è ora.

