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Arzano sotto choc: 2 morti e ferito nella faida dei nuovi camorristi
Due morti e un ferito crivellato di colpi. Le strade di Arzano si tingono di sangue nella faida tra i nuovi camorristi del clan della 167.
Succede tutto in pochi giorni. I carabinieri di Castello di Cisterna irrompono con un blitz micidiale. Undici fermi, tutti legati alla cosca Amato-Pagano. Quartiere nord di Napoli, zone calde come Grumo Nevano e Sant’Antimo già sotto torchio. Ma qui, ad Arzano, la tensione è palpabile. Vicoli stretti, piazze affollate di occhi che vedono tutto e non dicono niente.
Le indagini dell’Antimafia squarciano il velo. Il gruppo nasce sotto l’ala di Renato Napoleone, pezzo da novanta fedelissimo di Rosaria Pagano. Prima punta sui fratelli Cristiano, poi su Giuseppe Monfregolo e la sua famigliola, tutti finiti in cella. I giovani entrano in scena: Salvatore Romano, detto Sasy, Raffaele Silvestro, Antonio Caiazza. E ancora Davide Pescatore, alias Pal e Fierr, Vittorio Scognamiglio, Mattia Rea.
Si associano per dominare. Omicidi, estorsioni, droga, armi. Controllo totale del territorio. Omertà come legge non scritta. Ma poi la frattura. Da novembre 2025, Romano viene cacciato da Arzano su ordine di Monfregolo. Si allea con Napoleone e Angelo Antonio Gambino. Scatta la guerra armata contro la fazione di Pescatore. Raid notturni, agguati improvvisi. Due cadaveri e un sopravvissuto che ora canta?
“Erano organizzati come un esercito, con tesorieri e scorte. Abbiamo bloccato 11 prima che fosse troppo tardi”, spiega un alto ufficiale dei carabinieri al termine del blitz. Romano guida dal libero, coordina affiliazioni e summit con altre cosche. Caiazza gestisce la cassa, Attrice – detto Ferrar – armi ed estorsioni. Rea fa la scorta, Lupoli e Alterio sparano.
Arzano trattiene il fiato. I vicoli puzzano di polvere da sparo. Monfregolo dal carcere tira ancora i fili? Pescatore riprenderà il comando? E i giovani, cannoni delle sparatorie, cosa faranno ora? La faida di Arzano non è finita. Chi colpirà per primo?
