Tensione alle stelle al carcere di Secondigliano: una spranga di ferro e due bottiglie di liquido infiammabile, pronte a trasformarsi in armi letali, sono state scovate durante una perquisizione da parte della polizia penitenziaria. È un’istantanea che racconta una realtà drammatica, quella del sistema carcerario napoletano, sempre più al limite.
Nel pomeriggio di ieri, gli agenti hanno fatto un’inaudita scoperta nel reparto T2 isolamento: il materiale pericoloso era nascosto sotto gli occhi attenti del personale. “Qualcosa non andava”, hanno riferito, rendendosi conto di alcuni movimenti sospetti. E così, attivando le procedure di controllo, hanno sventato il peggio.
Il detenuto coinvolto era già sottoposto al regime speciale dell’articolo 14-bis, che prevede misure di sorveglianza per chi rappresenta un pericolo per la sicurezza interna. A questo punto, la tensione è salita ulteriormente: all’interno della cella, lo stesso prigioniero aveva tentato di sfondare il blindo, colpendo la porta con la branda del letto. Un gesto disperato, fermato solo grazie all’intervento rapido degli agenti in servizio.
Gina Rescigno, responsabile sindacale della F.S.A.-C.N.P.P./S.P.P., non ha potuto nascondere la preoccupazione: “La situazione è diventata insostenibile. Questo è uno dei momenti più critici degli ultimi vent’anni negli istituti penitenziari”. Le sue parole risuonano come un campanello d’allarme: il sistema carcerario è a un passo dal collasso.
“Servono rinforzi immediati”, è l’appello accorato di Rescigno, che sottolinea l’abbandono in cui versa la polizia penitenziaria. C’è un forte bisogno di interventi rapidi e incisivi, per assicurare l’ordine e la sicurezza, non solo all’interno delle mura carcerarie, ma anche per proteggere chi ogni giorno compie un lavoro difficile.
Al di là delle parole, l’incidente di Secondigliano porta alla luce una realtà allarmante: le carceri possono diventare polveriere esplosive. Un plauso va agli agenti coinvolti, che con professionalità e senso del dovere hanno dimostrato che lo Stato può e deve farsi sentire. Ma per quanto tempo ancora riusciranno a fronteggiare una situazione così complessa? La domanda rimane aperta e richiede attenzione.